di Marco Torricelli
Tattica. La pura, e semplice, verità è ormai abbastanza chiara. Il futuro della Sangemini è una questione di tattica. Si aspetterà l’ultimo minuto dell’ultima ora disponibile e poi, chi davvero vuole accaparrarsi l’azienda farà planare la propria proposta. Che, con il ‘tic tac’ dell’orologio come sottofondo, potrà essere valutata con ben poca serenità.
L’allarme I sindacati di categoria dicono che «il tempo dei tatticismi e delle verifiche è scaduto» e che «chi deve venire allo scoperto ha ormai poche ore a disposizione», ricordando che «i lavoratori stanno dimostrando un estremo senso di responsabilità, ma non possono assistere inermi, senza capire cosa stia succedendo». Ma anche a loro è ormai chiaro che il destino dell’azienda è davvero legato ad un filo. Che non si potrà far spezzare.
I tempi L’impressione, insomma, è che l’unica strada percorribile per salvare la Sangemini, che secondo i sindacati «è quella di garantire un percorso industriale di rilancio solo con soggetti imprenditoriali solidi, che presentino un credibile progetto di sviluppo che possa permettere il rilancio dei marchi (Sangemini, Amerino, Sangemini Fruit), la salvaguardia dei livelli occupazionali, l’integrità del sito produttivo e un costruttivo rapporto con le istituzioni locali e Regionali»; rischi di diventare un’altra. Dettata proprio dai tempi, ormai ristrettissimi.
Il fallimento Lunedì prossimo scade il termine di allungamento del concordato, concesso il 25 settembre scorso dal giudice Paola Vella e le alternative sono solo due: o sul suo tavolo arriverà una proposta, o la Sangemini sarà dichiara fallita. E, visto che venerdì inizia il ‘ponte’, c’è poco da stare sereni, anzi: «Il nervosismo è palpabile tra i lavoratori, 130 famiglie sono in apprensione – dicono i sindacalisti – anche perché le notizie relative a possibili manifestazioni di interesse non hanno trovato ancora conferme ufficiali né tramite noi, né tramite la Regione».
Le ipotesi Inutile, dicono i sindacati, «rifare l’elenco delle tante, forse troppe, ipotesi che sono state fatte circolare, qualcuna forse anche ad arte in queste settimane. Un po’ di gente, a nostro avviso, ha anche sfruttato la situazione per conquistare della visibilità a buon mercato e queste sono valutazioni che potremo e dovremo fare a salvataggio portato a termine, ma per ora il sentimento che domina è la paura»
