di Marco Torricelli
Se ne parla. Non sembra, ma se ne parla. Eccome. Perché la decisione non è di quelle che si possono prendere a cuor leggero: la possibile partecipazione della Fondazione Carit alla cordata Clitumnus, che vuole acquisire la maggioranza di Banca Popolare di Spoleto, attualmente in amministrazione straordinaria. Avere informazioni ufficiali è praticamente impossibile, ma quelle ‘informali’, in qualche modo, si rimediano.
L’investimento Alla Fondazione Carit, comunque, sarebbe stato proposto un investimento di 10 milioni di euro, ma trattabili, nel senso che quella è la somma che le darebbe diritto a nominare due membri del Cda di Clitumnus, che poi deciderà le strategie ed eleggerà i membri del Cda della banca stessa. Che, secondo quello che sarebbe stato prospettato, dovrebbe avere caratteristiche di vera ‘banca vicina al territorio’, con decisioni a chilometro zero, che riinveste sul territorio il risparmio raccolto. Magari, sarebbe l’idea, usando il fondo centrale di garanzia ed i bond di territorio per favorire l’economia reale.
Il territorio Già, perché un punto sul quale si insisterebbe molto – e che verrebbe usato come moltiplicatore di interesse – è proprio questo: puntare sulla discontinuità rispetto alle gestioni degli ultimi anni per impedire manovre che vengono definite ‘colonizzatrici’. Investendo sulla permanenza ed il rafforzamento di una banca che opera già sul territorio. Facendo anche notare, però, che in caso contrario l’attenzione della Bps risanata potrebbe rivolgersi altrove.
Desio Quella di Clitumnus, perlatro, non è infatti l’unica manifestazione di interesse esistente per Bps: la Popolare di Bari e Crédit Agricole avrebbero fatto discreti sondaggi, mentre una proposta «non vincolante» è stata presentata ai commissari dal Banco di Desio e della Brianza, che aveva specificato che il profilo economico dell’operazione sarebbe stato definito dopo la ricognizione sui conti di Spoleto, ma che gli elevati coefficienti patrimoniali portavano ad escludere «ogni ipotesi di aumento di capitale».
Piano industriale Ipotesi condivisa anche da Clitumnus, il cui piano industriale (si ipotizza un sostanziale pareggio economico nel 2014 ed un utile non trascurabile già dal 2015) prevederebbe il mantenimento delle consistenze di attivo – quantificabili in circa due miliardi e mezzo di impieghi ‘in bonis’ – che, unito alla pulizia dei conti e del portafoglio crediti, operata dai commissari dopo le ispezioni di Bankitalia, determinerebbe un rischio di ricapitalizzazione molto basso.
I manager Per gestire il tutto sarebbero stati individuati tre top manager esterni, oltre ad alcuni collaboratori, con contratti pluriennali di consulenza. Il direttore generale dovrebbe accettare, pare il soggetto individuato lo abbia già fatto, un tetto retributivo in linea con il ‘moltiplicatore’ di Adriano Olivetti, in base al quale il suo stipendio non potrebbe essere superiore di dieci volte rispetto a quello minimo di un dipendente. E non ci sarebbe posto, in banca – questo sarebbe uno degli impegni – per imbucati politici. Ma quelli – e il tema non è certo secondario – sono solo una parte dei possibili ‘infiltrati’ che potrebbero, in qualche modo, entrare nella partita.
Il progetto L’obiettivo originario di Clitumnus era di mettere insieme un gruppo di investitori che concorressero ad un portafoglio tale da poter puntare, almeno, al 51,7% del pacchetto azionario di Bps – che per alcuni vale 65, per altri 140 milioni, a seconda dei parametri di riferimento: il controvalore azionario di quando i titoli vennero sospesi dal mercato, oppure quello fissato in passato, ben più alto – partendo dai 27 milioni e mezzo della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, gli 11 della Coop centro Italia e i 7 e mezzo della Net insurance. Oltre alle somme garantite da altri investitori come la Financo (2.2 milioni), l’ingegner Enrico Ricci (2.2 milioni), i fratelli Monini di Spoleto (1.5 milioni), Luigi Metelli di Foligno (1.1 milioni), Briziarelli di Marsciano (1.1 milioni), Bianconi di Assisi (1.1 milioni), Urbani di Scheggino (1.1 milioni), i Molini Spigadoro di Bastia (1.1 milioni) e la Ecosuntek, di Gualdo Tadino (1.1 milioni).
Natale Il dibattito, all’interno della fondazione Carit, avrebbe fatto registrare posizioni interessate da parte di importanti associazioni di categoria locali e potrebbe subire un’accelerazione nei prossimi giorni, in quanto i commissari della Banca d’Italia avrebbero intenzione di portare a palazzo Koch le offerte ben prima di Natale. L’iniziativa di Clitumnus, insomma, sarebbe stato detto alla Fondazione Carit andrà avanti comunque, magari con un impegno maggiore da parte di alcuni dei soci – tipo la Coop centro Italia – che si sarebbero già detti disposti a fare un ‘sacrificio’ ulteriore. Se loro ci stanno, bene, altrimenti amici – o non amici – come prima. Su tutto questo, però, il dibattito, almeno al momento, in città sembra svolgersi sotto voce. Forse troppo.
