di Marco Torricelli
A parlarne era stata Susanna Camusso. Con il segretario locale della Cgil, Attilio Romanelli, pronto a rilanciare il tema che, ora, diventa la base per un documento sul quale «ci auguriamo – dice lui – si possa sviluppare un dibattito con le istituzioni e le associazioni di categoria».
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Area di crisi complessa Secondo Romanelli «un organico intervento nazionale per la reindustrializzazione di un’area è oggi possibile solo attraverso il riconoscimento dello status di ‘crisi industriale complessa’, perché allo stato attuale non ci sono interventi e strumenti, che insistono nel territorio di Terni, in grado di contribuire al rilancio delle produzioni e dell’economia, visto che anche quelli messi in campo negli anni passati hanno trovato una realizzazione solo parziale».
Il sindaco Un’idea condivisa anche dal sindaco, Leopoldo Di Girolamo, che ha recentemente ricordato che «abbiamo posto al governo fin da giugno la questione che Terni dovesse essere caratterizzata come area di crisi complessa, perché quest’elemento, secondo le norme della legge sviluppo, può consentire di accedere a finanziamenti integrativi. Su questo continuiamo ad insistere anche con il nuovo governo».
I dati Per dare un’idea della situazione, una serie di dati, li offre Alessandro Rampiconi: «Nel periodo gennaio-luglio 2013, si è registrata una crescita della cassa integrazione ordinaria (+13,31%) e un’impennata della straordinaria (+58,82%), mentre è crollata quella in deroga (- 82,06). I disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego, nel secondo semestre del 2012, erano 27.277 (il 12,3% ad Orvieto e il 9,8% a Terni), con un aumento del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2011 e con un dato relativo agli gli stranieri che è quattro volte più elevato che tra i lavoratori italiani». Il primo semestre 2013 «conferma un arretramento dei principali indicatori economici nella provincia di Terni. Da gennaio a giugno hanno chiuso oltre 800 aziende e tutti i principali settori registrano un’ulteriore battuta di arresto, tanto che ci troviamo a gestire situazioni che, complessivamente, determinano più di mille lavoratori in esubero».
I servizi Welfare, trasporti, servizi a rete e pubblica amministrazione, sono gli altri capitoli della proposta programmatica della Cgil di Terni «che prevede un ricorso ai fondi che possono provenire – spiega Rita Paggio – da una lotta sistematica all’evasione fiscale che, anche nel nostro territorio, è particolarmente forte». Una proposta che prevede un livello di governo di ‘area vasta’ che prescinda dai confini politico-amministrativi, ma sia legato ad ambiti più ampi: «Un modello di riferimento può essere quello degli ambiti territoriali delle due nuove Asl», dice Attilio Romanelli
Fondo anticrisi La Cgil ternana, poi, insiste sulla necessità di «istituire un ‘fondo anticrisi e di contrasto alla povertà’, a sostegno delle famiglie maggiormente colpite dalla congiuntura economica. Uno strumento da alimentare con le risorse ricavate da una sempre più serrata lotta all’evasione fiscale, ma anche con l’impegno diretto delle fondazioni bancarie umbre. Un tema lanciato nei mesi scorsi proprio dal segretario della Cgil, che aveva fatto registrare molti e autorevoli pareri concordi, ma sul quale le fondazioni bancarie avevano risposto ‘picche’».
Confindustria Il riconoscimento dello stato di ‘crisi industriale complessa’, secondo Romanelli, «potrebbe dar vita, sulla base di una programmazione seria, ad un circuito virtuoso di investimenti e, tanto per dare un ordine di grandezza, basti pensare che a Piombino, per la ristrutturazione del porto, arriveranno circa 150 milioni di euro». Ma un’idea simile va concordata anche con le associazioni datoriali «mentre qui – è l’affondo del segretario della Cgil – con Confindustria noi non riusciamo nemmeno a parlare, ma mi pare che non siamo gli unici, visto che da parte di quell’organizzazione non si registra una presa di posizione sul tema della crisi da tempo immemorabile».
