di Marco Torricelli
Centocinquanta, più o meno. Si parla di milioni di euro. Che moltiplicati per otto fanno ben più di un miliardo. Sempre di euro. E con quella bella sommetta o, almeno, con una parte, si possono fare un sacco di cose. Per esempio attivare una serie di iniziative a supporto delle piccole e medie imprese locali.
La crisi «Sento che da più parti – dice il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli – ci si dichiara preoccupati per lo stato di sofferenza di un settore delicato ed in evidente difficoltà come quello, appunto, delle piccole e medie imprese. Tutti in apprensione, mi sembra – insiste – ma nessuno che si prenda la briga di fare una proposta. Mentre è di questo che quegli imprenditori hanno bisogno: di proposte, di idee e, soprattutto, di risorse economiche».
Gli investimenti Risorse che, secondo Romanelli, si potrebbero reperire «chiedendo alle fondazioni bancarie di mettere in circolazione almeno una parte di quei fondi che, invece, queste tengono immobilizzati o, meglio, investono – in titoli e partecipazioni – per ottenere dei rendimenti. Operazioni di pura speculazione, insomma, mentre a mio avviso quei capitali potrebbero essere utilizzati per dare slancio all’economia locale».
La fondazione Carit Il segretario della Cgil di Terni non resta sulle generali e va sul concreto: «Sono circa 150, i milioni di euro – spiega – che, si evince dal suo bilancio, la sola fondazione Carit utilizza per ‘immobilizzazioni finanziarie’ e ‘strumenti finanziari non immobilizzati’. Visto che in Umbria le fondazioni sono otto, a determinare il totale si fa presto». Almeno una parte di quei soldi «si potrebbe decidere di metterli a disposizione, sulla base di progetti giudicati realizzabili, per tempi certi e con i giusti interessi, del sistema delle imprese locali».
Lo statuto Le fondazioni, però, potrebbero replicare che questo genere di attività non sono previste nei loro statuti: «In condizioni normali no, certo – dice Attilio Romanelli – ma quelle che caratterizzano l’attuale situazione, tutto mi sembrano tranne che condizioni normali. Credo, anzi, che siano tali da giustificare interventi straordinari e credo che non ci siano soggetti che, meglio delle fondazioni bancarie legate al territorio, potrebbero – a mio avviso dovrebbero – esserne protagonisti».
Le imprese e i progetti Il presupposto da cui parte, il segretario della Cgil di Terni è che «uno dei problemi più seri che gli imprenditori segnalano è quello relativo alla difficoltà di accedere al credito. Perché, allora, non si ipotizza di dar vita ad un serio ‘fondo rotativo’, utilizzando quei capitali o, ripeto, almeno una parte di essi?». E come dovrebbe funzionare? «Penso ad un soggetto che valuti, oggettivamente, una serie di progetti imprenditoriali; che ne determini la fattibilità e le prospettive di sviluppo; che stabilisca se e in che modo quei progetti siano meritevoli di aiuto».
Il finanziamento Secondo Romanelli «questo soggetto, al quale dovrebbero concorrere, con i propri capitali, non solo le fondazioni bancarie, ma anche le finanziarie pubbliche regionali come Sviluppumbria e Gepafin, dovrebbero dar vita al ‘fondo rotativo’ al quale facevo riferimento e che dovrebbe essere caratterizzato da elementi certi di utilizzo: capitale da mettere a disposizione, tempi di restituzione ed interessi da pagare. Il ‘fondo’, insomma, investirebbe il proprio capitale a condizioni chiare e sarebbe davvero ‘rotativo’, in quanto il capitale rientrante a scadenza potrebbe essere rimesso in circolazione, finanziando altre iniziative».
Il dibattito Qualcuno potrebbe trovare strano che una proposta del genere arrivi da un sindacato: «A me sembra strano che una proposta del genere non sia stata fatta da qualcun altro, per la verità – dice il segretario ternano della Cgil – e la stessa cosa deve aver pensato il nostro sindacato di categoria, la Fisac, che questo tema lo sta sollevando a livello nazionale». Va bene, ma come si passa dalla ‘fase uno’, cioè quella del lancio dell’idea, alla ‘fase due’, quindi alla valutazione concreta? «Di solito questo si fa attraverso un dibattito che – conclude Romanelli – spero anche a Terni, si possa avviare presto. Sarei davvero preoccupato se ciò non avvenisse»
