di Marco Torricelli
Si è aperto giovedì, con la relazione introduttiva del segretario uscente, Attilio Romanelli, il congresso provinciale della Cgil che si concluderà nel pomeriggio di venerdì.
Romanelli «In questi lunghissimi e interminabili anni della crisi – ha esordito il segretario – abbiamo registrato trasformazioni in cui la disuguaglianza economica, sociale, politica hanno travolto le nostre comunità, rendendo una parte considerevole del paese più debole e più distante dai luoghi dove si formano le proposte e dove si assumono le decisioni».
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Il lavoro Secondo Romanelli, «il piano del lavoro, le azioni presentate e discusse nel documento congressuale sono le espressioni di questa ferma e convinta volontà, non derogabili che fanno del nostro sindacato uno dei riferimenti certi e sicuramente uno degli avversari più pericolosi per chi nutre la speranza di ridurre democrazia e diritti».
La sottovalutazione «Abbiamo avuto l’impressione – ha ricordato il segretario – che in alcune fasi del recente passato non si siano considerate adeguatamente le proposte avanzate dalla nostra organizzazione, evitando di entrare nel merito con il vano tentativo di dimostrare una autonomia dal sindacato, determinando così solo danno ai lavoratori e ai cittadini utenti. Questioni relative come le affrettate privatizzazioni, indifferenza rispetto alla sollecitata iniziativa sugli appalti per eliminare la pratica del massimo ribasso, costruzione di rappresentanze per i lavoratori stranieri, sono alcuni dei temi su cui abbiamo registrato indifferenza se non ostilità».
La finanza La camera del lavoro insieme alla Cgil regionale, ha ribadito Romanelli, «hanno chiesto di modificare le regole che governano le fondazioni Cassa di risparmio, per rimettere nel circuito umbro una parte delle risorse possedute per sostenere e promuovere iniziative di innovazione e sviluppo. Proposta che con difficoltà si è affermata cominciando ad essere oggetto di attenzione da parte delle tante associazioni datoriali, oggi chiediamo alle istituzioni di pronunciarsi, perché nelle situazioni straordinarie serve coraggio nel pretendere cambiamenti finalizzati agli interessi comuni».
L’industria L’economia ternana e della sua provincia «si è caratterizzata nel secolo passato per una forte vocazione industriale che ne ha fatto uno dei centri di interesse nazionale, al punto di riconoscerne ruolo e importanza. Una storia segnata da sviluppo e crisi, vissuta attraverso ristrutturazioni e riconversioni importanti senza però cancellarne le caratteristiche. La crisi contemporanea ci mette di nuovo davanti a scelte importanti e fondamentali per il nostro futuro, che non potrà prescindere dalle attività quali siderurgia e chimica».
Area di crisi complessa Una richiesta precisa, ha ribadito Romanelli e che «venga posta l’attenzione necessaria alla vicenda della chimica ternana, aggredita da pericolosi eventi di ristrutturazione che potrebbero determinare l’emarginazione e in alcuni casi la conclusione di questa esperienza. Le multinazionali interessate, prevalentemente tedesche, testimoniano una politica nazionale tesa a valorizzare le produzioni industriali considerate strategiche a differenza di quanto generalmente avviene in Italia. Non vorremmo che nella crisi la ristrutturazione del sistema chimico significhi per l’area Ternana la sua rimozione con danni incalcolabili per la realtà territoriale e sopratutto per chi vi lavora». La camera del lavoro di Terni, ha detto Romanelli, «non rinuncerà nel sostenere la strategicità di questo settore, al punto di considerarlo causa e ragione delle richieste di riconoscimento di area di crisi complessa.
La Tk-Ast Situazione diversa «ma non meno preoccupante per il prossimo futuro è data dalla vicenda Tk-Ast, dove oggi rimane chiara la proprietà ma incerti sono piano industriale, organizzazione societaria e collocazione internazionale del sito ternano. Alla proprietà riconfermiamo la richiesta di considerare il sito come unità produttiva, costituita dalle produzioni presenti e dall’insieme delle imprese impegnate nelle attività di servizio». Accanto «al protocollo sull’ambiente e la sicurezza chiediamo l’avvio del protocollo sugli appalti per favorire la crescita delle eccellenze, dove siano caratterizzanti il lavoro e la formazione e non la contrazione dei salari o la riduzione dei diritti».
Confindustria Il segretario, poi, ha inviato un messaggio agli imprenditori: «Visto che siamo oggetto di contestazione da parte della Confindustria locale, chiediamo se ci sia la disponibilità a collaborare per costruire buone pratiche sindacali eliminando cosi le tante forme di precarietà, o i tentativi di trasformare i contratti per scegliere quelli più utili e meno vincolanti sul tema dei diritti. Ad oggi abbiamo registrato l’assenza delle associazioni datoriali nella stesura e nella firma dei protocolli in essere, pensiamo che tali assenze siano un limite da superare rapidamente».
La povertà Il crescente livello di povertà «che ha colpito il mondo del lavoro, purtroppo non ha risparmiato chi da tempo ne è uscito o peggio ancora chi non ha avuto mai la fortuna di farne parte, vogliamo segnalare che negli ultimi dati dell’Istat, l’Umbria ha perso circa 25mila posti di lavoro. Larga è la fascia delle persone che vivono con reddito da lavoro e da pensione inferiore ai 900 euro, bisognose di servizi e assistenza spesso non riconosciuti e in alcune situazioni causa di disperata emarginazione».
Le riforme «Non ci sfugge – ha detto Romanelli – quanto sia importante la riforma Istituzionale e per l’Umbria quanto diventi indispensabile ripensare temi come quelli del regionalismo e di un nuovo e più efficace sistema delle autonomie locali. Esperimenti come quelli dell’alto orvietano, dove 5 comuni hanno deciso di mettersi insieme. vanno guardati con attenzione e sostenuti, una cosa però ci sentiamo di dire, non si può procedere per tentativi o per volontà dei singoli amministratori, ma abbiamo bisogno di un quadro certo di riferimento».
I territori L’abolizione delle Province «impone una seria proposta di riordino e la soluzione trovata per le aziende sanitarie può costituire una utile forma istituzionale, dovremmo avere prima possibile la proposta finale su cui aprire un serio confronto ed arrivare ad una decisione che metta fine alle rivendicazioni locali frutto solo di debolezza e emarginazione».
Il sindacato Questo congresso, ha concluso il segretario uscente, «ha favorito anche una discussione sul futuro organizzativo della Cgil umbra. In uno degli ultimi direttivi provinciali del 2013 approvammo un documento in cui si considerava la regionalizzazione della nostra organizzazione come una opportunità da realizzare nell’arco temporale che ci accompagnerà al prossimo congresso. Questo obiettivo dobbiamo riconfermarlo ma nella chiarezza, ovvero ribadendo l’idea mai sopita, che dovrà esserci pari dignità tra i territori. Senza pregiudizi o peggio preclusioni, valorizzando la differenza di genere».
Tavola rotonda Il tema è ‘inTerni per l’Umbria – Le riforme istituzionali e lo sviluppo territoriale’ e alla tavola rotonda organizzata nella giornata inaugurale del congresso. Venerdì, poi, dopo il dibattito della mattina – sono previsti tra gli altri l’intervento di Mario Bravi, segretario generale della Cgil e le conclusioni di Vincenzo Scudiere, per la Cgil nazionale – si procederà all’elezione del nuovo direttivo provinciale della Cgil di Terni che, a sua volta, voterà per l’elezione del segretario generale per il prossimo mandato. La conferma di Attilio Romanelli appare scontata.
