di M.T.
Si aggrava la crisi della Celi, la storica azienda ternana specializzata nella lavorazione del legno per opere e allestimenti di alto livello. Martedì prossimo i lavoratori daranno vita ad un presidio sotto la sede della Prefettura e chiederanno di essere ricevuti per illustrare la loro situazione al rappresentante del governo.
La situazione Sono ormai quasi sei, i mesi trascorsi da quando i lavoratori della Celi hanno ricevuto l’ultimo stipendio «ma fra cassa integrazione ordinaria e straordinaria per ristrutturazione dice Cristiano Costanzi della Fillea Cgil – sono ormai quattro anni che questa azienda naviga a vista o, peggio, si muove sulla base dei capricci delle due titolari, le figlie del vecchio titilare, Luciano Franceschini, che ha lasciato tutto in mano loro».
Le promesse Nei giorni scorsi l’ennesimo incontro: «Ci hanno mostrato un piano di rilancio – dice ancora Costanzi – che poi, nel giro di 48 ore, è diventato carta da macero, a dimostrazione di quella inaffidabilità di una proprietà che rischia di mettere a repentaglio anche le procedure per la cassa integrazione straordinaria legata alla crisi di settore». Anche se la crisi, a ben vedere, sembra essere solo uno dei problemi della Celi, mentre quello più grave va ricondotto proprio alle modalità con le quali l’azienda viene gestita.
Le ‘chiamate’ Ma i sindacati denunciano anche l’atteggiamento ambiguo della Celi «che si concretizza con delle chiamate personali, ad alcuni dei 43 lavoratori, nelle quali si chiede loro di collaborare per portare a termine alcune commesse al momento ferme, visto lo stato di agitazione in fabbrica, con la scusa della salvaguardia del buon nome dell’azienda». Mentre il motivo vero sarebbe «il rischio di dover pagare delle pesanti penali, nel caso di ritardo nelle consegne».
Il pignoramento I conti correnti bancari dell’azienda sarebbero stati bloccati, ma prima che questo avvenisse, da quei conti sarebbero usciti i circa 100 mila euro di un contributo regionale: quei soldi, però, sarebbero di fatto ‘congelati’ in assegni non utilizzabili, perché nel momento stesso in cui fossero messi all’incasso verrebbero bloccati. Anche su questo i lavoratori vorrebbero sensibilizzare il prefetto che, peraltro, già in passato ha mostrato di essere sensibile nei confronti dei problemi della Celi, quando intervenne per tentare di sbloccare il contenzioso tra l’azienda e la Cassa depositi e prestiti, nella cui sede erano stati fatti lavori importanti e solo in parte pagati.
