Lavoratori in piazza

di Marco Torricelli

La speranza è che si siano riposati, tutti, durante le feste. Perché gennaio sarà un mese decisamente impegnativo e su diversi fronti.

Rischio chiusura Gli ultimi tre mesi, per i 110 lavoratori della Sgl Carbon di Narni, sono stati caratterizzati da un crescendo di tensione e manifestazioni di protesta: dall’annuncio del dimezzamento della produzione, fino all’ultima sortita della multinazionale, che ha praticamente fatto capire che, se fosse per lei, Narni potrebbe proprio chiudere.

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La sentenza Poco prima di Natale, il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo Sgl, Klaus Unterharnscheidt, è stato chiaro: lo stabilimento narnese ha un problema di costi – del lavoro, della logistica e dei trasporti – che ne giustificherebbe la fermata. Nessun investimento, secondo lui, sarebbe giustificabile su Narni, perché «gli investimenti – ha scandito – vengono fatti laddove esistono condizioni di partenza vantaggiose e non per compensare squilibri imputabili a fattori territoriali».

Il vertice Lunedì 13 gennaio si svolgerà l’ennesimo vertice, al ministero per lo sviluppo economico, con l’azienda: istituzioni locali e sindacati voglio presentarsi con «un pacchetto di soluzioni che, da un lato mitighino gli squilibri esistenti nel confronto con gli altri stabilimenti europei, e dall’altro scardinino gli aspetti chiaramente strumentali della posizione aziendale». La strada è in salita.

Rischio fallimento Per i 136 della Sangemini, invece, i mesi vissuti sotto pressione sono stati molti di più – anche loro sono più volte scesi in strada – e il tribunale di Terni non ha ancora ricevuto il piano di rilancio più volte promesso e, se l’accordo con Norda-Tramite – per il passaggio di mano dell’azienda – è stato effettivamente raggiunto, quella di martedì viene considerata la data decisiva: se il piano non arriva, potrebbe davvero scattare la procedura fallimentare.

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Le possibilità La proprietà della Sangemini, in questi mesi, ha giocato su più tavoli: mentre portava avanti la trattativa con Norda e Tramite ha sempre mantenuto i contatti con il gruppo Silva – sulla base di un intreccio tra debiti e crediti mai fino in fondo chiarito – mentre ha sdegnosamente rifiutato di prendere in considerazione l’offerta presentata da Francesco Agnello, che ha recentemente rilanciato. Ora, però, il tempo del ‘gioco delle tre carte’ sembra davvero finito.

Rischio immagine Di dimensioni inferiori, almeno sotto il profilo occupazionale, ma tutta da chiarire per gli strani intrecci che emergono, è poi la faccenda legata ai 24 lavoratori della Rigato di Venezia, attualmente a spasso dopo che l’azienda ha perso un appalto alla Tk-Ast – a favore della Iosa – e che lo stesso appalto è finito in un calderone al quale attinge anche la Cosp Tecno Service.

I badge bloccati Nel mezzo, la brutta storia del blocco dei badge bloccati ad un gruppo di operai, ai quali è stato impedito di recarsi al lavoro, la scoperta che la Rigato resterebbe comunque della partita – affittando i mezzi tecnici alla Iosa – e che ai sindacati non verrebbe nemmeno permesso di leggere le carte relative all’appalto. Se ne parlerà, se non ci sarà un nuovo rinvio, nell’ennesimo vertice il prefettura, fissato per giovedì 9 gennaio.

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