di Marco Torricelli
Per modificarlo avevano chiesto aiuto ad un avvocato esperto come Nicola Molè, ma – quasi a sorpresa – l’assemblea ha risposto ‘picche’. E la fondazione Carit ha dovuto prendere atto che lo statuto, almeno per ora, resta com’è.
Le modifiche Tra i cambiamenti più rilevanti che prevede l’ipotesi messa a punto dall’avvocato Molè, c’è una drastica riduzione del numero dei membri dell’assemblea (da 170 a 130) e una modifica sostanziale della sua composizione. Ma anche un deciso ridimensionamento del peso decisionale della stessa assemblea e della sua attività di controllo, con il conseguente aumento di quello delegato al comitato di indirizzo ed al consiglio di amministrazione.
Gli esempi Illuminante, al riguardo, è l’ipotesi di modifica dell’articolo 25 dello statuto che, se fosse approvata, permetterebbe al comitato di indirizzo di decidere, addirittura, la messa in liquidazione della fondazione – o la sua fusione con altri enti analoghi – senza dover tenere conto del parere dell’assemblea. Ma anche la possibilità, per il comitato di indirizzo, di decidere autonomamente la cessione di partecipazioni azionarie.
I ‘tagli’ Le forbici per lo sfoltimento dei membri dell’assemblea, peraltro e sempre secondo l’ipotesi prospettata, dovrebbero agire soprattutto nei confronti di enti e associazioni: resterebbero fuori, tra gli altri, molti comuni minori, molti collegi professionali, Italia Nostra e l’opera pia Pubblica assistenza.
Il portafoglio Il tutto mentre il patrimonio della fondazione Carit, l’annuncio lo aveva dato poco prima di Natale il presidente, Mario Fornaci, continua a crescere: «Oggi – aveva detto Fornaci – è oltre 190 milioni di euro e nel rispetto dello statuto, dovrà essere investito osservando criteri prudenziali di rischio, in modo da conservarne il valore ed ottenerne una adeguata redditività che assicuri nel tempo il perseguimento degli scopi istituzionali in favore della collettività».
L’assemblea Chi ha partecipato ai lavori ne parla come di «un evento importante, soprattutto perché da tempo non si registrava una partecipazione ed una volontà propositiva così rilevante». Più che di ‘bocciatura’ dell’ipotesi di modifica dello statuto, insomma, si parla di «nuova volontà partecipativa e maggiore attenzione a trasparenza e rappresentatività, della quale i vertici non potranno non tener conto in futuro».
Gli intrecci Una delle motivazioni addotte, per la proposta di modifica dello statuto era quella renderlo aderente «alla carta delle fondazioni emanata dall’associazione tra le stesse – l’Acri, nel cui consiglio direttivo siede il presidente Fornaci – ma l’assemblea, alla cui presidenza c’era Luigi Carlini – parente dello stesso Fornaci – ha fatto notare che «quella ‘carta’ non è vincolante».
Il rinvio E insomma: lo statuto resta quello che è, mentre si sta organizzando una nuova assemblea, nella quale «le ipotesi di modifica – rivela una fonte ad Umbria24 – saranno analizzate articolo per articolo, o per gruppi di essi», dalla quale potrebbero scaturire significativi aggiustamenti all’ipotesi messa a punto dall’avvocato Molè.
Le motivazioni Non è escluso che sulla presa di posizione dell’assemblea abbia pesato la recente trattativa relativa alla possibile – e poi naufragata – partecipazione della fondazione Carit all’operazione Citumnus-Banca Popolare di Spoleto: «Una vicenda – spiega chi racconta queste cose a Umbria24 – che ha messo in luce la necessità di una partecipazione più attenta alla vita associativa».
Il sindaco Anche perché una delle voci ‘forti’ che nel corso dell’assemblea si sono levate per contestare le possibili modifiche, è stata quella del sindaco Di Girolamo, che non ha nascosto che il rischio di una concentrazione del potere decisionale in un gruppo tanto ristretto, non sarebbe per niente gradita al Comune di Terni.
