di M. To.
Le prime ad uscire allo scoperto erano state cinque lavoratrici che, dopo essere transitate nelle liste relative agli Lsu (i lavoratori socialmente utili) ed essere impiegate come collaboratrici scolastiche nella direzione didattica di Narni e Narni Scalo, hanno visto il loro lavoro ‘contrarsi’ e diventare sempre più precario.
Il precariato La loro denuncia era chiara: «Gli obiettivi che portarono alla definizione dei lavoratori socialmente utili erano quelli del reinserimento lavorativo e così infatti è stato per una quindicina di altri ai quali, nel 1997, venne trovata una collocazione al Comune di Narni, ma non così per noi impiegate nella scuola, che adesso ci ritroviamo in una situazione drammatica, visto che oggi abbiamo uno stipendio che nelle statistiche nazionali si colloca sotto la soglia di povertà e la prospettiva è solo quella del peggioramento».
Altri casi Adesso a loro si uniscono, nella medesima protesta, altre sette donne, ex Lsu della provincia di Terni, che rivendicano «con il sindacato autonomo Usb, una stabilizzazione vera, visto che questa non è stata di fatto offerta con l’assunzione nelle cooperative. Infatti – raccontano – tutte noi siamo operanti nelle scuole, come addette alle pulizie e servizi ausiliari e prossime al peggior cambio appalto della loro storia occupazionale, per i tagli decisi dal Miur e i forti ribassi fatti dalle aziende vincitrici della gara Consip».
La particolarità L’unica cosa che divide i due gruppi, spiega Gabriella Falocco, del sindacato autonomo Usb, «è l’ente di provenienza», mentre ad accomunarle «è il fatto di essere dipendenti della Cosp Tecno Service e che, mentre tutti i lavoratori ex Lsu sono stati stabilizzati, solo le sette di Terni e le cinque di Narni, non hanno trovato un lavoro stabile presso gli enti utilizzatori»
La richiesta Una lettera è stata inviata «all’assessore al lavoro della provincia di Terni, chiedendo di capire cosa è successo allora, e, nel frattempo, chiediamo sia al Comune di Narni che alla Provincia di Terni risposte concrete. Anche a noi sia concesso quello che hanno avuto tutti gli altri Lsu», perché conclude la delegata sindacale, «la nostra dignità è di pari valore alle altre, ci si dia la possibilità di avere un lavoro e un salario dignitoso dopo anni di incertezze, di sacrificio, di impegno, a servizio della Provincia, a servizio delle scuole, a servizio della cittadinanza».
La Cosp Il presidente di Cosp Tecno Service, Danilo Valenti, spiega che «tutte le lavoratrici sono state assunte nel corso del 2001 con l’applicazione del contratto collettivo nazionale multiservizi a tempo indeterminato, con il profilo orario stabilito dalla convenzione con il Miur, uscendo da una fase di precariato. Nel corso degli anni – dice ancora Valenti – lo stesso ministero ha prodotto dei tagli con la conseguente diminuzione dei profili orari e con l’intervento della cassa integrazione in deroga».
I contratti Il presidente di Cosp Tecno Service, «pur esprimendo solidarietà per il disagio delle lavoratrici dovuto allo stato di incertezza causato dalle scelte del Ministero relativamente a questa vicenda che coinvolge 24mila lavoratori in tutto il territorio nazionale», tiene a ribadire che «la Cosp dal 2001 ha stabilizzato attraverso l’assunzione a tempo indeterminato e con l’applicazione del contratto collettivo di riferimento tutte le lavoratrici che operano in questo territorio provenienti da convenzioni Ata e ex Lsu».
