di Marta Rosati
Disagio giovanile e non va meglio per gli over 50, isolamento delle fasce deboli e cresita del numero di infortuni nonostante il calo dell’occupazione. Sono questi alcuni grandi temi col quale il sindacato è costretto a confrontarsi ogni giorno sul territorio della provincia di Terni, questioni diversamente declinate nei vari settori «ma legate da un minimo comun denominatore – ammonisce il segretario della Cgil Attilio Romanelli – ed è la disoccupazione femminile». Le cause, è stato spiegato nel corso della conferenza stampa di fine 2016, sono da ricercare soprattutto nel fatto che i settori maggiormente fiaccati dalla crisi sono quelli in cui sono impiegate perlopiù donne.
Sfida per occupazione femminile «È giunto il momento – ha detto Romanelli – di fare un passo in avanti nella civiltà del lavoro superando barriere culturali di genere; in passato alcune donne furono impiegate nel processo produttivo di Ast, erano gli anni ’80. Poi per errori compiuti a più livelli queste figure furono ricollocate in altri comparti dell’azienda e limitare oggi certe prestazioni è un vizio intellettuale che va corretto». Nell’intervento del segretario non è mancato il riferimento all’inchiesta che sta investendo il Comune di Terni e il mondo della cooperazione, alla gestione degli strumenti dell’Area di crisi complessa e pure alla sopravvivenza dell’istituto Briccialdi: «I parlamentari umbri – ha detto Romanelli si impegnino per la sua statizzazione. La convenzione con Palazzo Spada non è assolutamente sufficiente a garantire il mantenimento delle attività di quella eccellenza». Nella riflessione di fine anno anche la vicenda del Gruppo Novelli: «Lo strumento da utilizzare – ha commentato il segretario – è la Prodi bis, ovvero la procedura per l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi. Solo così – ha aggiunto il segretario – si potrà superare questa fase di stallo che penalizza fortemente lavoratrici e lavoratori, con il fallimento dietro l’angolo che comporterebbe conseguenze catastrofiche per il territorio».
Il 2017 e l’Area di crisi complessa Occupazione femminile, sicurezza sul lavoro e contrasto alla povertà crescente sono le tre grandi emergenze che la Cgil di Terni mette in cima all’agenda per il prossimo anno che potrebbe presentare elementi di discontinuità rispetto alla lunga crisi che ha messo in ginocchio il territorio, «a patto però che l’importante strumento dell’area di crisi complessa per cui la Cgil si è battuta inizialmente in grande solitudine sia utilizzato per un reale rilancio dei settori strategici dell’economia ternana. Se qualcuno pensa di cercare accesso ai fondi senza scommesse progettuali come ha raccomandato Calenda, siamo fuori strada. Come sindacato – ha annunciato Romanelli – scriveremo un documento per apportare il nostro contributo.
La sicurezza A fornire alcuni dati numerici riferiti al mondo del lavoro sul territorio è il responsabile dell’organizzazione Mauro Bottinelli: «Gli infortuni sul lavoro, nell’ambito della provincia, sono in aumento; se ne contano 1892 nei primi 10 mesi dell’anno, contro i 1761 dello stesso periodo del 2015. Ad oggi abbiamo sul territorio circa 82mila occupati e 60 mila pensionati. La rappresentanza Cgil, in questo contesto, presenta luci e ombre (28.326 iscritti totali) – ha commentato Bottinelli -. Dal 2008, anno d’inizio della crisi, abbiamo perso il 10% degli iscritti e se siamo in crescita nella Scuola, nella Cooperazione e nei Trasporti, nel tessile abbiamo registrato un crollo e una flessione c’è stata tra i pensionati». Romanelli: «C’è meno lavoro ma più infortuni, segno che i protocolli sulla Sicurezza non vanno sottoscritti senza che ci sia la rappresentanza dei lavoratori». Il segretario si è soffermato anche sulla grave situazione sociale nel territorio, «con un numero sempre più consistente di anziani con pensioni minime, e quindi sotto la soglia di povertà. Per questo – ha detto – la Cgil ha suggerito di sfruttare le risorse disponibili per la periferie urbane a vantaggio delle categorie più disagiate, tra cui appunto le persone anziane sole, per scongiurare il rischio di isolamento che spesso porta alla disperazione».
@martarosati28
