di Marco Torricelli
Salvo no, ma per il momento l’Isrim non muore. L’assemblea dei soci, giovedì mattina, ha deciso di utilizzare parte del capitale sociale per ripianare il passivo di bilancio e di avviare una procedura che potrebbe portare alla privatizzazione dell’Istituto di ricerca sui materiali speciali.
L’assemblea Il passivo di bilancio, certificato per il 2012, era di 445mila euro e i soci – la maggioranza delle quote è in mano agli enti locali, ma la decisione è stata presa all’unanimità, con il voto favorevole anche dei piccoli azionisti privati – essendo impossibilitati a ricapitalizzare l’Istituto da precisi vincoli normativi – hanno stabilito che la prima cosa da fare, per scongiurare il rischio liquidazione, era quella di compensare il disavanzo. Utilizzando il capitale sociale.
Il capitale L’operazione, però, ha ridotto lo stesso capitale sociale, già cannibalizzato in passato, a soli 383mila euro. Una somma irrisoria. E da qui la decisione di dar seguito a quelle che erano state le ipotesi già allo studio da tempo: a due studi professionali locali è stato dato incarico di studiare a fondo l’attuale situazione dell’Isrim e preparare un prospetto approfondito, che verrà sottoposto ad una nuova assemblea, che dovrà essere convocata entro 40 giorni.
Il prospetto I due studi professionali non potranno che partire dalla presa d’atto che il fatturato di Isrim ha registrato un crollo del 70% e che solo una decisa inversione di tendenza – puntando magari ad una vera privatizzazione – permetterà la sua sopravvivenza: manifestazioni di interesse da parte di soggetti locali, ma anche del nord Italia, sembra ce ne siano state e proprio da quelle si potrebbe partire.
Il Comune L’assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni, Sandro Piermatti, dice che «l’impegno, nostro e delle altre istituzioni locali, non si limita certo a questa, prima e indispensabile, operazione contabile. L’isrim, lo ribadisco, è un patrimonio di questo territorio e, tenendo nella giusta considerazione il fatto che le condizioni economiche generali sono mutate, il nostro ruolo intendiamo svolgerlo fino in fondo, puntando a dargli un futuro, aiutandolo a costruire una nuova compagine societaria che lo meta in condizione di affrontare il mercato con successo»
