di Marco Torricelli
FarmaciaTerni. Scritto tutto attaccato e, ovviamente società per azioni. Così la si vorrebbe chiamare, una volta che il consiglio comunale avrà deliberato la sua nascita, la società che prenderà il posto dell’attuale Azienda speciale farmacie municipali (Asfm). Della cosa, intanto, si parlerà mercoledì pomeriggio, visto che l’argomento è all’ordine del giorno della terza commissione consiliare, che dovrà approvare il bilancio consuntivo dell’Asfm e, appunto, gli indirizzi gestionali. Ma la strada non sembra in discesa.
La procedura Già la delibera di giunta, del 23 ottobre scorso, ha fatto nascere qualche perplessità. Visto che si è deciso – testuale e da leggere tutto di un fiato – di «dare mandato alla competente direzione per definire, contemporaneamente ad una valutazione del valore dell’Asfm, gli atti di gara a doppio oggetto per la cessione delle quote della società per mista pubblico/privato che deriverà per atto di consiglio comunale dalla trasformazione dell’azienda speciale solo nel caso in cui sarà stato già individuato un socio privato disponibile ad assumere, congiuntamente all’acquisto di una percentuale di quote azionarie della costituenda FarmaciaTerni Spa determinata dal Consiglio Comunale nel rispetto della normativa vigente, anche la sua conduzione». Con una procedura che a più di qualcuno appare curiosa.
La valutazione L’intenzione, già ampiamente annunciata, è quella di cedere la maggioranza delle azioni ad un partner privato: «Nascerà un nuovo soggetto che non sarà assoggettato al patto di stabilità», aveva spiegato il vice sindaco, Libero Paci, confermando la volontà di fare in fretta: «Completeremo l’iter prima della fine della consiliatura». Ma intanto si dovrà capire quanto vale, attualmente, tutto l’ambardan. In tempi normali un’azienda del genere verrebbe valutata tra le 2,5 e le 3 volte il suo fatturato (che si aggira sui dieci milioni e mezzo di euro, con un utile netto di 14mila euro e un margine operativo positivo per 11mila euro, nel 2012), ma questi non sono tempi normali e c’è chi teme che la valutazione precipiti sotto la parità. Si mormora addirittura di una possibile valutazione pari allo 0,8 del fatturato.
Chi valuta Ovviamente, poi, c’è da capire chi la farà, questa valutazione e, nel caso, se si deciderà di ricorrere di nuovo ai consulenti riminesi della Mg Consulting, che già nel 2011 furono incaricati di svolgere uno studio finalizzato alla ‘Costituzione di holding partecipate e trasformazione di Asfm in Spa’, costato al Comune di Terni – che spiegò la scelta con la mancanza di professionalità interne adeguate – 28mila e 600 euro.
La gestione Sotto l’attuale gestione, il cui consiglio di amministrazione (il presidente Stefano Mustica e i due consiglieri, Lorenzo Filippetti e Raquel Justine Grifoni) è in carica dal 6 agosto 2010, quando fu nominato dal sindaco Di Girolamo, l’Asfm è passata da un passivo di circa 400mila euro ad un attivo di poco superiore ai 14mila euro che, si legge nella relazione del Cda, «rappresenta il definitivo risanamento dell’azienda», che ora può essere considerata tra quelle «in grado di generare valore». Un valore che viene quantificato in 300mila euro all’anno entro il 2016.
Un affare I dubbi che vengono manifestati, intorno alla privatizzazione dell’Asfm, insomma, sono di un duplice motivo: vendere il 51% dell’azienda, perché questo è l’obiettivo, potrebbe fruttare meno di cinque milioni di euro. Forse addirittura meno di quattro. Decisamente non troppi, per un’azienda che guadagna e che guadagnerà di più in futuro. Mentre entrare nell’affare potrebbe essere interessante per chi, tipo la Farmacentro (nata dalla fusione tra le cooperative Saf di Jesi e Umbrafarm di Perugia e che controlla già una cinquantina di farmacie in provincia di Terni, a cui aggiungerebbe così le 10 di Asfm), viene data come favorita.
