di M.T.
Non hanno gradito. Le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici – e non è la prima volta che succede – prendono le distanze dalle anticipazioni fatte circolare nei giorni scorsi, rispetto all’esito della trattativa per la cessione di Ast da parte di Outokumpu.
La anticipazioni Non lo citano mai direttamente, ma probabilmente a, presidente del gruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi, fischieranno le orecchie: «Ho avuto modo di parlare con il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani» che, aveva detto Nevi, «ha assicurato che già dalle prossime ore ci saranno delle novità importanti che daranno certezze maggiori sul futuro».
La «confusione» Le organizzazioni sindacali, protagoniste martedì scorso di un vertice in Regione, ricordano che anche in querlla occasione è emersa «la ferma volontà della comunità umbra di procedere rapidamente ad atti concreti al fine di uscire dal pericoloso stato di stallo della vendita Ast e di concludere nei tempi stabiliti il processo di cessione del sito». Mai come oggi, ricordano, «rispetto allo stringere dei tempi, è necessario avere elementi certi e notizie ufficiali, evitando confusione ed allarmismi che non aiutano la corretta e trasparente gestione di questa fase delicata».
Linea strategica Per i sindacati dei metalmeccanici ternani «la difesa del sito, delle sue produzioni e dei lavoratori ternani non avviene con slogan propagandistici. Per noi conta una linea strategica che metta al centro dell’interesse un progetto per il recupero di tutte le potenzialità della struttura industriale a Terni. Chi arriva deve avere la capacità finanziaria per mantenere in vita il sito attraverso un progetto basato sulla condivisione di un piano industriale capace di garantire l’integrità del sito e delle sue produzioni, che rappresentano i gioielli di famiglia e che deve contenere investimenti per l’innovazione e la ricerca al fine di difendere la strategicità ternana».
L’affondo Tanto per essere più chiari, poi, i sindacati, «nel precisare e ribadire che i nostri giudizi e le nostre valutazioni saranno, come sempre accaduto, esclusivamente connessi ad atti concreti, ufficiali e certificati», rivolgono un invito «alla politica tutta a svolgere il proprio ruolo in supporto delle ragioni che fino ad oggi abbiamo sostenuto evitando di utilizzare la ‘vicenda Ast’ come elemento di propaganda politica».
E due Con questa è la seconda volta che i sindacati muovono queste accuse: accadde già a febbraio, quando il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, proprio a Terni, si era espresso sul possibile esito finale della vicenda, provocando una prima reazione sindacale («sparate da campagna elettorale») e la successiva replica («sono meravigliato») di Raffaele Nevi.
Governo e Europa Sulla vertenza Ast interviene anche la Cgil dell’Umbria, che chiede di «fare chiarezza quanto prima sulla futura proprietà, che per la Cgil deve essere in capo ad un soggetto industriale, capace di competere sui mercati internazionali e con le risorse finanziarie necessarie a far funzionare una struttura produttiva complessa come quella delle acciaierie ternane». Per questo «è necessario che il governo si faccia interprete delle esigenze espresse dai lavoratori e dalle istituzioni, pretendendo una maggiore chiarezza da parte della Commissione europea». E torna a sollecitare «un incontro urgente da definirsi con la presidenza del consiglio per determinare le condizioni politiche per una positiva conclusione del processo di vendita, anche attraverso la gestione diretta della Commissione europea».
