di Mar. Ros.

Se venissero confermate le previsioni, Terni nella corsa dell’economia arriverebbe con 21 minuti di ritardo. Questa la metafora utilizzata nel corso della conferenza stampa di Cna Umbria per porre sotto i riflettori la perdita percentuale di valore aggiunto (21 punti) in 12 anni, dal 2008 al 2020. Un periodo fatto di oscillazioni ovviamente ma segnato agli estremi da due eventi che hanno fortemente condizionato la vita dei ternani, degli italiani e di tutto il mondo: la crisi economica e l’emergenza sanitaria per il Covid-19.

Gli anni bui dell’economia Come era prevedibile la ricerca commissionata da Cna al centro studi Sintesi ha restituito un quadro tutt’altro che incoraggiante, eppure lo spirito dell’associazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa è ‘di proposta e non di protesta’. A introdurre il lavoro, la referente territoriale Cna Terni Laura Dimiziani che per prima ha sottolineato come per il 95%, le imprese presenti nel territorio provinciale siano micro e piccole: «È su queste forse che ci si dovrebbe maggiormente concentrare». L’appello è ovviamente rivolto alle istituzioni e più in generale alla politica». La finalità dello studio è proprio questa: mettere a disposizione uno strumento base su cui ricostruire laddove si è perso. Passa per la rigenerazione urbana e il bando Periferie ad esempio, l’inversione di tendenza che si vuole raggiungere nel settore delle costruzioni che ha vissuto un vero e proprio tracollo: il totale delle imprese attive nel comparto edile ha fatto registrare in nove anni (2010-2019) il -18,8%; poco meglio fa la manifattura (-14,7%), segue l’agricoltura (-9,5%).

Quadro economico focus Terni

Cna Umbria E la tendenza all’ottimismo  «tipica di Cna» come rivela un imprenditore e membro della presidenza dell’associazione, Giancarlo Giovannetti, è dettata forse anche dal fatto che si intravede una svolta culturale nella vocazione turistica del territorio. Se da un lato c’è la trainante Orvieto, il resto del territorio pian piano si adegua e i servizi ricettivi e ristorativi si vede che nello stesso periodo conoscono un balzo dell’11,1%. Cresciuti in quei nove anni dal 2010 anche i servizi tradizionali e quelli alla persona; male il commercio (-4,4%) ma ad esempio il settore trasporti, rispetto al resto dell’Umbria subisce un impatto più contenuto (-2,6% contro -7,1%). Sempre nei nove anni dal 2010, a conoscere una crescita significativa sono i servizi innovativi e qui, anche a detta della sindaca di Orvieto Roberta Tardani, ci sono aziende che fanno scuola. Tra queste, quella attiva nel settore moda e in particolare nella produzione di borse, la Too Italy, rappresentata da un membro della presidenza Cna, Ciro Schiaroli, che nel suo intervento, venerdì mattina, ha fornito di fatto le linee guida per tornare a crescere: formazione, non solo dei dipendenti ma anche per gli imprenditori; digitalizzazione; internazionalizzazione. Il tutto condito da una buona dose di turismo che andrebbe sempre incrementato ma che necessita prima di tutto di infrastrutture. «Il completamento della Orte-Civitavecchia – osserva l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Terni, Stefano Fatale – già ci proietterebbe in una dimensione migliore. Le sfide sono tante, siamo pronti a coglierle».

Export Tanti i numeri forniti da Cna, sull’occupazione, il numero delle imprese, il credito: «Materiale essenziale ora più che mai – ha detto il presidente della Provincia di Terni Giampiero Lattanzi – per programmare una strategia du ripresa».  Nel 2019 – si legge nel report – il numero di occupati risulta ancora inferiore al dato del 2010 (-1,1%). Pesa l’aumento dei disoccupati (+85% rispetto al 2010). A Terni si è arrestata la flessione del numero di imprese, anche se rispetto al 2010 si registra un -4,3%. Il covid frena la nascita di nuove imprese: tra gennaio e luglio -32% rispetto allo scorso anno. I comparti «made in italy» rivestono un ruolo secondario nell’export ternano (25%), anche se nell’ultimo decennio registrano un aumento del 13%. Nei primi sei mesi del 2020 export in calo del 13%. Su questo punto è il professore di Macroeconomia Sergio Sacchi a sottolineare come le piccole imprese siano carenti su questo fronte. Da parte sua e di Giovannetti di Eatech un riferimento più o meno velato all’acciaieria di Terni: «Il territorio – diconoè distratto da realtà per cui forse varrebbe la pena spendersi di meno, considerato anche l’indebolimento subito dal secolo scorso a oggi». Nel discorso rientra anche la chimica. «Dalle multinazionali dovremmo trarre benefici invece non facciamo che pagare il prezzo delle conseguenze ambientali» dichiara Giovannetti.

Decreto Agosto I dati sono destinati quantomeno ad aprire una riflessione. Le imprese, tra le altre cose, subiranno probabilmente da qui a breve anche l’accorpamento delle Camere di Commercio umbre: «Avere i servizi a portata di mano è certamente un vantaggio – dice Schiaroli -, ma razionalizzare non è di pere sé un fatto per forza negativo; certo non consentiremo di essere casomai noi a doverne fare le spese»

 

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