di Marco Torricelli
Hanno aspettato. Una settimana, poi dieci giorni, ma alla fine hanno deciso di uscire, di nuovo allo scoperto. E l’impressione è che, stavolta, sarà difficile che i lavoratori della Sangemini si accontentino di nuove promesse.
Le date La questione è in mano all’assessore Vincenzo Riommi, che aveva garantito: «Entro il 15 giugno verrà convocato un nuovo incontro, nel corso del quale la proprietà della Sangemini dovrà presentare una versione molto vicina a quella definitiva del piano di rilancio aziendale». Versione definitiva che, poi, dovrà essere portata al vaglio del tribunale il 26 luglio. La richiesta di questo confronto preventivo era venuta dalle organizzazioni sindacali, che non vogliono trovarsi «di fronte ad un progetto costruito solo sulla base delle esigenze padronali e, quindi, probabilmente troppo penalizzante per i lavoratori».
La delusione A parole erano tutti d’accordo, ma, a ben vedere, le cose stanno andando in maniera diversa: «Sono passati più di dieci giorni, rispetto alla data concordata – dicono i sindacati – in un silenzio assordante e i lavoratori chiedono perciò l’immediata riconvocazione del tavolo di confronto». Ma non solo, perché alla Sangemini perdurerebbero «comportamenti unilaterali da parte della proprietà, vedi il mancato riconoscimento degli aumenti contrattuali, oppure la decisione di fermare lo stabilimento di Amerino senza alcuna comunicazione preventiva».
La trattativa Nelle ultime settimane, non è più un segreto per nessuno, proprio l’assessore Riommi aveva intensificato la propria attività di mediazione tra le parti, ma aveva anche portato avanti più di una trattativa parallela, con alcuni soggetti imprenditoriali – ed in particolare con uno – interessati a subentrare al gruppo Rizzo-Bottiglieri-De Carlini nella gestione dell’attività di imbottigliamento delle acque minerali e nella gestione, a fini turistico-termali del parco di San Gemini.
L’ultimatum Su tutto questo, però, i lavoratori della Sangemini non hanno notizie da giorni e «siccome manca solo un mese alla data di scadenza stabilita dal tribunale e si rischia di non avere nessuna voce in capitolo su un piano di rilancio aziendale che potrebbe essere costruito sulla pelle degli stessi lavoratori», i sindacati danno l’utimatum, all’azienda, ma anche alle istituzioni: «Se entro le prossime ore non verrà definita la data per un nuovo incontro istituzionale, la mobilitazione ripartirà, anche con modalità eclatanti».
