di Marco Torricelli
Cresce, in attesa dell’ennesimo incontro in Regione – programmato per il 23 maggio – la tensione, dentro e intorno, alla Sangemini. L’atmosfera è sempre più tesa e i lavoratori vogliono conoscere la verità sul futuro che li aspetta.
Il presidio Sabato mattina, visto che al Centro congressi Sabin di San Gemini – a due passi dalla ‘loro’ azienda – si svolgeva il convegno ‘Homo tra acqua e conoscenza’, inserito nel contesto dell’Umbria Water Festival, hanno deciso che fosse il caso di portare, anche in quella sede, le loro istanze: dando vita a un presidio proprio all’ingresso del parco: «Perché lì dentro si parla di acqua e su di noi, che proprio con l’acqua ci guadagniamo da vivere, non sprecano nemmeno due parole».
La protesta Simone Dezi, della Fai Cisl, indica verso il Centro congressi: «Capisci perché la gente è arrabbiata?», chiede. «Lì si parla di massimi sistemi e dell’acqua come risorsa. Con tante belle parole, ma intanto, qui fuori, c’è questa gente che non sa quale futuro si prospetta per l’azienda nella quale lavorano e, soprattutto, per la loro vita e quella delle loro famiglie. Ecco, siamo venuti qui per ricordare, ai politici ed agli scienziati, che l’acqua, almeno per noi, è anche questo».
In strada Ancora una volta, insomma, i lavoratori della Sangemini sono scesi in strada: «Perché solo in questo modo – dice Pierluigi Cecchini, della Uila Uil – possiamo far sì che l’attenzione resti alta nei nostri confronti. I volumi produttivi continuano a calare, anche nel sito amerino e non possiamo permettere, a nessuno, di giocare sulla pelle di lavoratori che hanno mostrato fin troppo il loro senso di responsabilità».
Il futuro Il vertice di giovedì 23, dice Michele Racanella, della Flai Cgil, «dovrà essere decisivo e non permetteremo che si prenda ancora tempo, perché di tempo non ce n’è più». Nell’incontro «l’azienda, ma anche la Regione, dovranno dirci con chiarezza quale percorso si vuole intraprendere per salvare la Sangemini. I lavoratori, lo hanno dimostrato, sono pronti a fare qualsiasi sacrificio, ma vogliono avere risposte serie e vedere progetti credibili. Altrimenti – è la minaccia – già da giovedì pomeriggio la fabbrica si bloccherà».
Gli scenari Le voci si sono fatte sempre più insistenti: la Regione (e l’assessore Vincenzo Riommi in particolare) avrebbe avuto una serie di contatti con l’attuale proprietà – alle quali le banche non concedono più alcuna fiducia – ed alcuni imprenditori che potrebbero subentrare ad essa. Ma lo scoglio, non piccolo, sarebbe rappresentato dalla volontà dei Rizzo, Bottiglieri e De Carlini, gli armatori di Torre del Greco proprietari della Sangemini, di provare a ‘fare cassa’, nonostante tutto. Punterebbero ad una sorta di buonuscita, insomma, per passare la mano.
L’attesa I lavoratori ed i loro rappresentanti, su queste e sulle tante altre voci che circolano, mantengono una posizione chiara: «Non ci interessano e non vogliamo nemmeno farci confondere da esse. Il nostro obiettivo – dicono – è quello di salvare l’azienda ed i posti di lavoro. Abbiamo accettato un percorso di trattativa e, siccome siamo persone responsabili, lo faremo fino in fondo, ma da questo momento non faremo più sconti a nessuno».
