di M.To.
Era il 7 novembre del 2012. Giusto un anno fa. Le acciaierie di Terni tornavano sul mercato. L’antitrust continentale aveva trovato da eccepire sull’acquisizione di Inoxum da parte della finlandese Outokumpu, ponendo una codizione: l’impianto di produzione di acciaio inossidabile di Terni doveva restare fuori.
Un anno Il 7 novembre del 2013, oggi, si è ancora in attesa di sapere che fine faranno – e in che mani finiranno – le acciaierie ternane. Con il ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato che, rispondendo agli europarlamentari italiani che gli ponevano il problema, se la cava rispondendo che «il governo ha chiesto con forza alla commissione europea di procedere alla conclusione della vendita entro fine anno, per porre fine alla prolungata e dannosa situazione d’incertezza».
Outokumpu I finlandesi, tra una proroga e l’altra, tra una promessa e una polemica, sembra si siano finalmente decisi a cedere, entro fine anno, lo stabilimento ternano: Aperam, con Marcegaglia e Arvedi a rimorchio – forte dei ripetuti endorsement ricevuti – resta il grande favorito per l’acquisizione.
Le assemblee Intanto, però, proprio giovedì sono iniziate – ad Aspasiel e al Tubificio – le assemblee dei lavoratori, che dovranno dare il proprio parere sull’ipotesi di accordo, siglato alla fine di ottobre, sul delicato tema della nuova organizzazione interna e della relativa mobilità. Il calendario prevede che lunedì e martedì si vada avanti al centro di finitura, alla Società delle fucine e all’Ilserv. Ma il clima non è dei più sereni, proprio per la permanente incertezza sul futuro del sito.
Flash mob Una forma ‘creativa’ di protesta è stata tentata, sempre giovedì, per iniziativa di un gruppo, nato su Facebook e denominato ‘lavoro e acciaio’ e dal Centro studi Malfatti: l’idea era quella di un «non sciopero di dieci minuti, pacifico e silenzioso», sotto le finestre degli uffici di Ast. Una trentina le persone che hanno aderito.
