Una linea di produzione di Ast

di Marco Torricelli

Il tempo è scaduto. O, forse, no. Perché ai quattro che stanno dando vita a quella partita di poker la cui posta si chiama acciaierie, potrebbero essersene aggiunti un altro paio. Quasi di soppiatto, visto che si tratterebbe di player esperti del settore e buoni conoscitori del sito ternano.

Le date «Venerdì 12 aprile si dovranno presentare le proposte vincolanti», si era detto. Ma forse, anche se l’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, aveva detto che fino a mercoledì scorso non ne era arrivata nessuna, forse le cose non stanno proprio così. Visto che i rumors che arrivano da viale Brin fanno pensare ad altro: soprattutto al fatto che i cinesi della Tsingham avrebbero messo sul piatto «una somma superiore, rispetto a quella della cordata Aperam – Arvedi – Marcegaglia». Il che fa pensare che, forse, il ‘non detto’ sia molto di più di quanto venga effettivamente raccontato.

Il rinvio Poi c’è il sempre più frequente accenno al possibile rinvio del termine ultimo, fissato in origine dalla Commissione europea nel 7 maggio prossimo, per l’effettiva vendita delle acciaierie da parte di Outukumpu. Rinvio che, però, non sarebbe solo legato al fatto che i giorni a disposizione, per definire tutti i dettagli con il compratore prescelto, sarebbero effettivamente troppo pochi. All’origine del possibile slittamento, infatti, ci potrebbe essere dell’altro. Molto altro.

I ritorni Con grande riservatezza, infatti, ci sarebbero state un paio di avances, fatte da altrettanti gruppi – per uno dei due si torna con insistenza a fare il nome dei coreani della Posco – che «non avevano nessuna necessità di visitare il sito ternano, perché lo conoscono molto bene», ma che avrebbero fatto intendere di volersi sedere a quel tavolo da poker. E di voler giocare la partita. Da qui la decisione del ministero di non forzare troppo la mano e di non mostrarsi troppo rigido nella richiesta di rispetto dei tempi. Magari, perché sarebbe indispensabile, mettendone al corrente la Commissione europea, visto che sarà lei, eventualmente, a concedere una proroga.

I dubbi Negli ambienti sindacali ternani, intanto, c’è un’unica certezza: quella di non avere certezze. Tanto che nessuno se la sente di sbilanciarsi in una qualsiasi previsione. Si resta aggrappati a quelle che, almeno ufficialmente, sono le tesi unitarie: «Non si tratta su nulla fino a quando non si conosce il nome del nuovo proprietario; non si parla di smembramento del sito e, quindi, il Tubificio (che è il pezzo pregiato della posta in palio, ma che da solo diventerebbe un cliente come gli altri; ndr) deve restare all’interno del pacchetto da acquistare». Ma la partita vera, quella con le fiches di maggior valore, si gioca su altri tavoli.

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