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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 14:38

Tabacco, Jti acquisterà mille tonnellate in più da Umbria e Veneto. Cia: «Serve programmazione pluriennale»

L’annuncio del gruppo durante un convegno sulla filiera del settore. L’associazione chiede soluzioni anche per il problema dei costi

Piante di tabacco a Città di Castello

Japan tobacco international, uno dei maggiori produttori di tabacco e prodotti da vaping a livello internazionale, ha annunciato martedì l’acquisto, nel 2022, di 8 mila tonnellate di tabacco (mille in più rispetto all’anno precedente) provenienti dall’Umbria (e in particolare dall’Alta Valle del Tevere) e dal Veneto. A dirlo è stato il presidente e amministratore delegato della divisione italiana del gruppo, Gian Luigi Cervesato, in occasione del convegno dedicato alla sostenibilità della filiera tabacchicola che si è tenuto a Roma.

La Cia Una notizia accolta con parziale soddisfazione da parte della Cia Umbria, la Confederazione italiana agricoltori: «È solo una parziale risposta – dice il presidente della Cia Matteo Bartolini – alle enormi difficoltà che negli ultimi tempi stanno vivendo le nostre aziende agricole produttrici di tabacco». «Una più attenta analisi dei problemi del settore – aggiunge – non può sottovalutare il disagio estremo vissuto dai nostri imprenditori del tabacco causato dall’aumento del prezzo delle materie prime, nello specifico dal raddoppio del costo del carburante per la fase di essiccazione e asciugatura del prodotto; e ancor di più dall’incertezza totale sul futuro di questa coltura anche in vista della futura Politica agricola comune».

Programmazione Secondo Bartolini mancano due elementi considerati essenziali: «Contratti pluriennali, che noi di Cia Umbria chiediamo da sempre, in quanto sono l’unica base concreta su cui pianificare investimenti da parte delle aziende agricole in tranquillità; e soluzioni per affrontare la questione costi. Sotto questo aspetto, siamo favorevoli a ripartire dal tavolo regionale sul tabacco istituito dall’assessorato di Roberto Morroni e dall’analisi dei prezzi di Ismea, ma non basta. Una volta certificato un dato costo, occorre che anche la politica, in questo caso il Mipaaf e Mef, trovino il modo assieme ai produttori, al comparto della trasformazione e delle manifatture, di dare la risposta economica che le aziende si aspettano. Attualmente, infatti – conclude – il prezzo del prodotto finito non copre minimamente il costo di produzione».

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