Presidio cementir (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Allo scioperò di venerdì ne seguirà un altro la prossima settimana, quando la vertenza Cementir-Sacci arriverà sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico (Mise), dove sindacati e lavoratori si attendono risposte sul piano industriale che ha messo in moto gli esuberi. Ventuno messe in mobilità su meno di cento operai sono programmate a Spoleto, altre 240 circa quelle definite su scala nazionale (otto impianti compreso quello umbro), dopo che il Gruppo della famiglia Caltagirone, non più tardi di un paio di mesi fa, ha rilevato le cementerie Sacci con un’operazione da 125 milioni di euro.

Il presidio: fotogallery

Sciopero e presidio in Cementir Venerdì mattina a Spoleto l’adesione allo sciopero proclamato in tutta Italia è stato totale. Nessun lavoratore avrebbe varcato la soglia dello stabilimento, una cinquantina scarsa di operai si sono anche ritrovati di fronte allo stabilimento di Sant’Angelo in Mercole, presidiato per tutta la mattinata. Qui si è tornati a discutere dello stallo della trattativa avviata nella sede di Unindustria, dove mercoledì il tavolo tra la proprietà e le parti sociali è saltato, di fronte alla richiesta dei primi di gestire separatamente il tavolo della vertenza, discutendo da una parte il futuro dei dipendenti Cementir, un centinaio compresi i ventuno di Spoleto, e dall’altra quello dei 160 in organico ai siti produttivi Sacci. Contrari i sindacati che, alla luce dell’acquisizione appena conclusa, chiedono di discutere unitariamente gli esuberi e quindi licenziamenti e mobilità. La convocazione al Mise non è ancora arrivata, il tavolo potrebbe essere calendarizzato per martedì o comunque entro la settimana.

Sindaco spinge per gestione locale vertenza In questo quadro, però, Spoleto sembra intenzionata a percorrere una terza via sollecitata dal sindaco Fabrizio Cardarelli: «Credo – è tornato a dire venerdì mattina agli operai in presidio – che sia più semplice trovare una soluzione locale, per questo si sta tentando di gestire autonomamente la vertenza. Assolutamente nessuna critica alla mobilitazione sindacale – ha poi detto – ma credo ci siano i margini per provare a trovare la quadra a livello territoriale». Il primo cittadino avrebbe infatti avviato una serie di interlocuzioni e appare fiducioso sul ridimensionamento degli esuberi previsti per Spoleto. Molto più cauti seppur disponibili i sindacati, anche se a luglio per lo stabilimento umbro si era parlato di nuove assunzioni: «L’azienda si è rivelata inaffidabile – dice Emanuele Petrini (Filca-Cisl) e al momento non c’è un piano industriale certo. L’obiettivo qui è scongiurare in toto gli esuberi, anche verificando se ci sono spazi a livello locale per intervenire».

Cgil:«Spoleto esclusa da cratere sisma e Area di crisi complessa» Se sarà formalmente istituito un tavolo territoriale per la vertenza nazionale lo si capirà nei prossimi giorni. Di certo a Spoleto, come raccontano le Rsu, è da tempo necessario il ricorso allo straordinario, si viaggerebbe su circa 200 ore complessive al mese, per cui non si capisce come si riuscirà a lavorare con venti unità in meno: «Abbiamo già fatto sacrifici e raggiunto livelli di polivalenza professionale massima – dice Vito Daleandro, Rsu della Fillea Cgil – tredici esuberi sono per la cava che pare si voglia esternalizzare, possono organizzarsi come vogliono, ma i lavoratori del sito estrattivo devono restare in Cementir». A battere i pugni sul tavolo a più ampio spettro è Cristian Benedetti, segretario della Fillea: «Alla presidente Catiuscia Marini chiediamo perché Spoleto non è stata coinvolta nel riconoscimento di Area di crisi complessa per Terni e Narni, né tra l’elenco dei comuni più colpiti dal sisma nonostante danni ingenti e 140 sfollati? Entrambi le misure avrebbero rappresentato una boccata di ossigeno per questo territorio».

@chilodice

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