Prosciuttificio di Norcia colpito dal terremoto (foto archivio Fabrizio Troccoli)

di C.F.

In Valnerina perse quasi 100 imprese nell’ultimo quinquennio 2021-2025. E’ una flessione del 3,9 per cento quella rilevata nel cratere del sisma, dove il numero delle imprese attive erano 2.231 e ora sono scese a 2.145: la contrazione nell’area colpita dal terremoto è più pesante di quella umbra, che di imprese nel periodo di riferimento ne ha perse il 3,1 per cento. Il bilancio è ancora più negativo, toccando il -4,6 per cento, includendo Spoleto. La fotografia è della Camera di Commercio dell’Umbria partner del progetto Fenice con cui si punta a «formare competenze, ricostruire fiducia e accompagnare la rinascita economica, andando oltre la logica dell’emergenza».

C’è però una nota positiva nella rilevazione, ossia la crescita più veloce delle società di capitali, che solo nell’area della Valnerina sono aumentate del 13,4 per cento, passando dalle 209 del 2021 alle 339 del 2025. L’incremento è più rapido perché nello stesso quinquennio in Umbria le società di capitali sono crescita del 9,8 per cento. Anche su questa rilevazione, però, Spoleto rappresenta una zavorra per il cratere del sisma: includendo anche il tessuto economico della città più grande, infatti, l’aumento delle società di capitali scende all’8,7 per cento, quindi al di sotto della media regionale. Le dinamiche anche numeriche delle società di capitali sono sempre tenute sotto stretta osservazione perché considerate sintomatiche di una maglia imprenditoriale più strutturata e di maggiore qualità, oltreché più attrezzata ad affrontare eventuali e ulteriori crisi.

Tuttavia, va comunque rilevato che l’incidenza di questa specifica tipologia di soggetti giuridici in Valnerina è molto al di sotto della media regionale, che a sua volta più bassa di quella italiana. In particolare, le società di capitali in Valnerina rappresentano solo il 6,2 per cento del totale delle imprese, contro il 24,9 per cento regionale: si tratta per la Camera di Commercio di un «gap profondo, spiegabile con la specializzazione economica dell’area, basata su piccole imprese agricole e turistiche, senza un tessuto industriale». L’incidenza in Valnerina è comunque in crescita di un punto percentuale, perché nel 2021 le società di capitali rappresentano una quota del 5,2 per cento delle imprese attive in quei comuni.

In numeri assoluti parliamo di piccole variazioni per l’aumento o la diminuzione delle società di capitali, ma trattandosi di territori con pochi residenti, anche una o due società di capitali in più possono incidere sullo sviluppo economico. In questo senso, la Camera di Commercio dell’Umbria segnala i quattro comuni in cui più robusto è stato l’incremento, ossia Montefranco (61,5 per cento), Arrone (25,8), Sant’Anatolia di Narco (25) e Cascia (23,1), mentre a Norcia è più contenuto (7,2). «Il quadro che emerge – sono le conclusioni dell’ente camerale – è quello di una rinascita non lineare, fatta di perdite e trasformazioni: la Valnerina perde imprese, ma guadagna struttura, con un percorso coerente con la visione del progetto Fenice con cui si punta a non tornare semplicemente al passato, ma a costruire basi nuove, più solide e consapevoli».

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