di Chiara Fabrizi
«Il Consiglio di amministrazione ha operato in totale correttezza per la salvaguardia del patrimonio della Scs a tutela di creditori e soci». A una settimana esatta dall’assemblea che, tra le altre, ha bocciato i bilanci in rosso e sfiduciato il Consiglio di amministrazione (Cda) guidato dall’avvocato Massimo Marcucci, il collegio sindacale (presidente Andrea Nasini, componenti Castellani e Petrini) interviene con una lunga nota per replicare alle accuse pesanti formulate dal palco del teatro Nuovo-Menotti sulla gestione degli ultimi due anni, ossia quelli seguiti al commissariamento della Spoleto Credito e servizi, che prima controllava col 51 per cento la Banca Popolare di Spoleto e ora ha in mano un pacchetto del 9 per cento, con svalutazione in bilancio che pesa 53 milioni di euro, la stima della partecipazione di Scs in Bps è infatti passata da 71 milioni a 18.
Convocazioni dell’assemblea Scs La replica dell’organismo di controllo guidato da Nasini muove dall’intervento del socio Stefano Di Fonzo all’ultima assemblea della Scs, che lo ha anche eletto al Cda insieme a Walter De Fusco e Rosanna Mazzoni, tutti sostenuti dall’ex presidente Giovannino Antonini. Di Fonzo ha duramente contestato l’operato del board guidato da Marcucci, così come riportato sabato scorso nella cronaca della seduta. In questo senso il collegio sindacale fornisce elementi di chiarezza e anche alcuni commenti di merito. Andando con ordine è stata contesta la mancata consultazione dell’assemblea per l’avvio della procedura di concordato preventivo in continuità deliberata dal Cda: «L’articolo 152 della legge fallimentare – scrivono i controllori – dispone che venga decisa dagli amministratori della società, salvo diversa disposizione dello statuto, quindi quanto sostenuto non ha alcun fondamento giuridico, l’autorizzazione per il concordato rientra nella sfera dei poteri che la legge e lo statuto attribuiscono al Cda». Respinta dal collegio dei sindaci anche l’accusa sulla mancata convocazione assembleare «per l’ipotesi di riduzione del capitale per perdite dall’art. 182 sexies della legge fallimentare appare pertanto evidente come, anche in questo caso, il socio Di Fonzo (eletto nel Cda sfiduciato, ndr) abbia prodotto affermazioni inesatte, prevedendo la normativa fallimentare l’inefficacia delle disposizioni contenute nel codice civile per i casi di riduzione del capitale per perdite. E neppure, a nostro avviso, si può invocare la disapplicazione del codice civile (art 2446) addebitando agli amministratori un ritardo nella convocazione dell’assemblea, il bilancio dal quale è emersa la perdita è stato congedato dal Cda l’8 giugno 2016 e l’assemblea convocata il 7/9».
Le svalutazione del 9 per cento di Bps Tra le accusa anche il riferimento alle «diverse deviazioni dei principi contabili» che emergono dal parere della società di revisione che ha controllato i bilanci, ossia il gigante Kpmg. Tra queste anche quella che ha portato alla svalutazione della partecipazione di Scs in Bps, ossia il pacchetto azionario passato dal 51 per cento al 9 per cento, in euro da 71 milioni a 18: «I principi contabili internazionali – argomentano Nasini, Castellani e Petrini – prevedono che le partecipazioni iscritte fra le attività finanziarie destinate alla vendita, nel caso la partecipazione in Bps, vengano valutate al fair value che per essere determinato necessita di informazioni sul valore di mercato delle azioni, da cui Bps è sospesa da lungo tempo. I dati necessari non erano quindi acquisibili e per questo – scrive il collegio dei sindaci – il Cda è stato costretto a deviare il principio del fair value, utilizzando una metodologia alternativa che consentisse, comunque in ottica prudenziale, il valore da attribuire alla partecipazione detenuta in Bps». Nel merito: «A nostro avviso, ciò non costituisce alcun elemento di censura sull’operato degli amministratori che, nell’impossibilità hanno sviluppato un processo alternativo di analisi supportata da adeguati elementi oggettivi».
L’incertezza Le precisazioni del collegio sindacale si chiudono con alcune considerazioni sulla relazione elaborata a margine della revisione di bilancio da Kpmg che sostanzialmente scrive «non siamo in grado di esprimere un giudizio». In questo senso Nasini, Castellani e Petrini sostengono: «E’ da ascrivere alle incertezze legate al mantenimento del presupposto della continuità aziendale, utilizzato dagli amministratori per la redazione dei bilanci di esercizio. Tale continuità è strettamente legata al buon esito della procedura di concordato, che se non trovasse gradimento nei creditori aprirebbe per la Scs scenari liquidatori che, come indicato dai revisori, potrebbero portare il bilancio a subire modifiche anche significative. Nell’impossibilità di avere certezza sugli esiti futuri di tale procedura, al revisore non resta che dichiararsi impossibilitato a esprimere un giudizio sul bilancio, in rispetto dei principi di revisione internazionali. Pertanto il giudizio del revisore non costituisce alcuna censura all’operato degli amministratori, né palesa la presenza di inesattezze o errori significativi contenuti nei bilanci portati in assemblea». Come si procederà dopo la bocciatura dei bilanci e la sfiducia al Cda lo si capirà presumibilmente a stretto giro. Il verbale della seduta di sabato 15 ottobre è in fase di redazione, così come deve essere espletata la verifica dei requisiti dei tre nuovi eletti al Cda sfiduciato che, evase queste pratiche, sarà nuovamente convocato.
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