Assemblea alla Sangemini

di Marco Torricelli

E adesso spunta anche un’altra ipotesi. Quella secondo la quale il business non sarebbe solo, o principalmente, quello legato all’acqua minerale. Ma che nell’affaire Sangemini ci sia anche dell’altro. Un mucchio di cemento, per esempio. Ma soprattutto un mucchio di soldi.

I terreni Già, perché tra i beni della Sangemini che dovrebbero essere alienati, per pagare un po’ dei debiti accumulati (poco meno di 115 milioni di euro), il progetto presentato da Norda prevede che – oltre al Parco delle terme, il centro congressi e una serie di immobili – vengano venduti anche alcuni terreni, in particolare quelli che si trovano in località Colle Capretto, sui quali sarebbe possibile costruire quasi 33mila metri cubi, tra case e alberghi.

Il Prg Nel piano regolatore del Comune di Sangemini, infatti, su quei terreni si possono ‘tirar su’ fino a 15mila metri cubi con destinazione ‘residenziale’, fino a 10mila con destinazione ‘turistico-alberghiera’ e fino a 7.800 con destinazione ‘turistico-residenziale’. Tradotto in metri quadrati, significa che a Colle Capretto le lottizzazioni potrebbero portare a realizzarne fino a circa 11mila, quasi la metà dei quali con destinazione residenziale. Varianti escluse.

Il sindaco E la conferma che questi timori non sono frutto di fantasia, arriva da una nota del sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani che, nel chiedere «che venga convocato quanto prima il tavolo di confronto», dice che «ciò che emerge dai documenti presentati al tribunale, peraltro mai concertati con le istituzioni neanche informalmente, risulta tanto improvvisato quanto inaccettabile nella sostanza. Fornire numeri riguardanti gli organici senza parallelamente illustrare quale possa essere l’idea di sviluppo della Sangemini, appare frutto di un atteggiamento poco responsabile». E chiede di conoscere «il perimetro del progetto Sangemini relativamente agli investimenti, ai volumi attesi, alla distribuzione e alle politiche di promozione del prodotto, prima di affrontare il discorso della forza lavoro».

La speculazione Un passaggio, però, della nota del sindaco, è emblematico:«Riteniamo di dover chiedere un approfondimento delle questioni riguardanti il patrimonio immobiliare del gruppo Sangemini, che non può essere trattato come mera appendice dello stabilimento poiché il Parco delle fonti e i terreni circostanti sono oggetto anche di previsioni urbanistiche rilevanti sulle quali il comune di San Gemini ha investito molto nell’attività di pianificazione di questi anni. E non pensiamo che possano essere liquidate con poche battute come patrimonio da alienare».

L’assemblea Nel pomeriggio di mercoledì, intanto, l’assemblea dei lavoratori della Sangemini ha confermato la linea dura: «Un piano in questi termini – si legge nel documento che è stato approvato – sarebbe un dramma» e loro lo rifiutano. Lanciando accuse nemmeno troppo velate: «L’assessore Riommi ha gestito un tavolo di crisi che ha prodotto dei risultati che non è possibile prendere seriamente in considerazione», mentre «dell’assessore Rometti abbiamo perso completamente le tracce». Ma i lavoratori puntano anche più in alto: «Ciò che ci sconvolge – dicono – è che, ad oggi, non conosciamo l’opinione della presidente della Regione, Catiuscia Marini».

LA PROTESTA DEI LAVORATORI

Il tribunale C’è un passaggio, tra gli altri, che a loro giudizio è emblematico: «L’accordo sindacale e con i singoli dipendenti in esubero – dice il documento presentato in tribunale – dovrà essere raggiunto prima della sottoscrizione e dell’eventuale decorrenza del contratto, in modo da evitare qualsiasi pretesa nei confronti della Newco da parte dei dipendenti non trasferiti». E i cinque commissari – per i quali, per la cronaca, è previsto un compenso complessivo di 850mila euro, che si aggiungeranno al milione e 50mila euro previsti per i compensi per l’assistenza ‘legale e finanziaria’ – dovrebbero vigilare anche su questo.

I sindacati La faccenda, intanto, rischia di provocare serie ripercussioni anche sul fronte sindacale e della solidarietà tra lavoratori. Che sembra incrinarsi pericolosamente. I dipendenti della Sangemini, infatti, hanno chiesto di separare la trattativa che li riguarda, da quella relativa alla Sangemini Fruit, di fatto lasciando a sé stessi i colleghi da anni in cassa integrazione. La Cgil si è detta contraria, mentre la Cisl è apparsa orientata ad accettare la cosa. E non è un buon segno.

Agnello Per venerdì prossimo, infine, è annunciata una nuova iniziativa di Francesco Agnello. L’imprenditore campano fa infatti sapere che «sarà presentato ai commissari un progetto complessivo per Sangemini che prevede, tanto per cominciare, il mantenimento di tutti e 136 i posti di lavoro; un dettagliato piano economico e finanziario, comprensivo delle somme che si intendono investire per l’ammodernamento degli impianti di produzione esistenti e di una diversa gestione della situazione debitoria, per andare incontro alle esigenze di quei creditori, come i fornitori, che non possono certo, come i lavoratori, pagare per gli errori commessi dalla proprietà». Poi anche lui chiederà «un confronto diretto con i sindacati e i lavoratori».

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