di Marco Torricelli

Un aspetto positivo, almeno pare, c’è. Per dar vita al sit-in in programma venerdì mattina davanti al tribunale di Terni – organizzato, secondo l’Ansa, da Fai Cisl e Uila Uil – stavolta i lavoratori della Sangemini non dovrebbero rimetterci i soldi.

LA VERTENZA SANGEMINI

Il presidio L’iniziativa dei due sindacati, la Flai Cgil pare che almeno ufficialmente si sia tirata da parte, è stata organizzata in concomitanza con l’udienza, convocata dal giudice Alessandro Nastri, per decidere se dare il via alla procedura di concordato preventivo o se, come è molto probabile che avvenga, rinviare tutto un’altra volta. Magari per tre settimane.

L’accordo Per una volta, però, i lavoratori non sarebbe costretti a scioperare. Visto che i magazzini sono strapieni, infatti, tra i sindacati ed il management aziendale si sarebbe arrivati ad una sorta di gentlemen agreement: il personale potrebbe usufruire di un permesso.

Pro Norda Del resto quella di venerdì mattina è, in tutti i sensi, un’iniziativa originale: i lavoratori non manifesteranno ‘contro’ qualcuno, ma a favore di Norda. Perché i sindacati – Fai Cisl e Uila Uil soprattutto, pare di capire – sono convinti che solo dando il ‘via libera’ al gruppo che fa capo alla famiglia Pessina si possa salvare lo stabilimento.

Le carte Sul tavolo del giudice, peraltro, ci sono carte che dicono due cose importanti e che rappresentano altrettanti macigni: la fideiussione chiesta dall’Inps non c’è e l’Agenzia delle entrate non è intenzionata a concedere la transazione sui crediti vantati da Sangemini. E, sullo sfondo, c’è sempre l’inchiesta avviata dalla procura della repubblica di Torre Annunziata su Roberto Rizzo e Grazia Bottiglieri. I proprietari della Sangemini che chiedono il concordato.

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