di Marco Torricelli
Ci sono volute più di dodici ore. Una trattativa lunghissima, caratterizzata da momenti di grande tensione, anche con battute polemiche a livello personale tra lavoratori e lavoratori, ma anche tra lavoratori e sindacalisti, come pure – questione non secondaria – tra i vari livelli sindacali.
Decisione Alla fine, però, un accordo per la Sangemini è stato siglato e da sabato ci sono due certezze: Norda si è presa lo storico marchio di acque minerali umbre e la Sangemini Fruit non esiste più. Ed è stato proprio l’atteggiamento di grande responsabilità dei 23, giovani, suoi lavoratori a salvare tutti gli altri. Ma andiamo con ordine.
Pistola alla tempia I rappresentanti dei sindacati nazionali, nella prima pausa della mattinata, erano stati chiari: «Se non si firma oggi, salta tutto e lunedì allo stabilimento verrà ‘tagliata’ l’energia elettrica, perché il gestore della rete ha fatto sapere che non intende aspettare oltre». Ma non solo: «Pessina (Massimo Pessina, il patron, sceso dal nord per l’occasione; ndr) vuole chiudere oggi, altrimenti salta tutto e per la Sangemini non ci sarà altro che il fallimento».
La Fruit Lo scoglio più arduo da superare è stato quello rappresentato dalla sorte dei lavoratori della Sangemini Fruit – destinata a scomparire – che chiedevano maggiori garanzie sul loro possibile futuro, visto che sono in ‘cassa’ già da quattro anni e che da otto mesi non ricevono più la relativa indennità.
Firma decisiva Il problema era rappresentato dal fatto che, essendo un’unità produttiva a sé stante, ha eletto una propria rappresentanza sindacale la cui firma risultava dirimente: senza il ‘sì’ dei delegati Fruit, insomma, l’accordo rischiava di non essere valido. E, soprattutto, l’ipotesi è stata più volte paventata nel corso della giornata, di indurre Norda a far ‘saltare il tavolo’.
Le tensioni Ed è qui che emersa, in tutta la sua drammaticità, quella ‘guerra tra poveri’, tra lavoratori contro lavoratori, che forse colpevolmente per troppo tempo è stata negata, pur di fronte ai tanti episodi che ne attestavano l’esistenza. E che, dopo questa drammatica giornata, pare destinata a lasciare un segno profondo.
L’assenso Dopo una drammatica riunione tra i lavoratori della Fruit – dilaniati dalla consapevolezza di essere stati spinti su una strada senza uscita e consapevoli di essere costretti a decidere anche del futuro di tutti gli altri – nella tardissima serata è arrivata la decisione finale. Si firma l’accordo, anche se per loro equivale ad una condanna. E per gli altri alla salvezza. Forse, ma questo si vedrà.
L’accordo I lavoratori che Norda assume nella Newco, che si chiamerà ‘Sangemini acque’, sono 95: 90 della Sangemini (su 102), 4 di Amerino e 1 di Sangemini Fruit (su 23). Cinque o sei addetti – la cifra è da chiarire – potrebbero maturare, nel giro di due anni, i diritti per andare in pensione, mentre tutti gli altri, complessivamente si parla di 27 persone, finiranno in un unico calderone e per tutti si attiverà un percorso comune, caratterizzato dal ricorso agli ammortizzatori sociali. A restare fuori da questo accordo sono i dirigenti e i 4 capi area commerciali. La cui sorte appare segnata.
La cassa integrazione Dei 95 addetti che transiteranno in Sangemini acque, però, una trentina – a rotazione – dovranno prepararsi a periodi nel corso dei quali verranno posti in cassa integrazione nei tre anni in cui è previsto che questo accordo abbia valore e nei quali la nuova proprietà conta di raggiungere i 250 milioni di pezzi prodotti.
La busta paga Per i lavoratori, è scritto nell’accordo, la ‘busta paga’ resterebbe più o meno invariata, salvo che per la quota relativa al premio variabile, che dovrà essere ridiscusso.
I tempi L’accordo raggiunto dà il ‘via libera’ all’affitto del ramo d’azienda e, entro trenta giorni dalla stipula di quel contratto, i 95 lavoratori saranno assunti dalla ‘Sangemini acque’, che si impegna a concedere una sorta di diritto di prelazione – per 4 anni – a quelli che invece, resteranno fuori: se dovessero essere avviate nuove iniziative, si farebbe ricorso a loro.
Investimenti assenti Neanche una parola, nell’accordo siglato, su quelli che saranno gli investimenti che ‘Sangemini acque’ farà e la cosa non è passata inosservata, visto che la necessità di intervenire sugli impianti era considerata, da tutti, un’autentica priorità.
La Regione La Sangemini acque e i sindacati faranno subito richiesta di un incontro con la presidente della Regione, Catiuscia Marini (che ha una nipote tra i lavoratori della Sangemini) per chiederle di attivarsi al fine di favorire la possibile localizzazione, a San Gemini, di nuove iniziative imprenditoriali che possano ipoteticamente assorbire almeno una parte della forza lavoro in esubero.
