Riommi tra i lavoratori

di Marco Torricelli

Lo hanno messo nero su bianco. E poi l’hanno pure firmato: la proposta presentata da Norda Finanziaria, per l’affitto di Sangemini e Sangemini Fruit «così come nei termini avanzata» è «irricevibile nei contenuti della stessa rappresentati». Ma c’è anche qualcun altro che ha messo per iscritto un bel po’ di roba. Ed ha chiesto l’intervento di un paio di procure della repubblica. Ma andiamo con ordine.

Il vertice A sottoscrivere il verbale di incontro, che si è svolto nella sede ternana della Regione – mentre i lavoratori manifestavano in strada – sono stati: l’assessore regionale Vincenzo Riommi, il sindaco di Sangemini Leonardo Grimani, la Cgil regionale e quella ternana, la Ugl ternana, i sindacati di categoria regionali di Cgil, Cisl e Uil, le Rsu di Sangemini e Sangemini Fruit.

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Si ricomincia da capo Nel documento si legge che tutti «ritengono necessario ed inderogabile aprire un tavolo di confronto con la Norda Finanziaria al fine di evitare un possibile esito traumatico della vicenda». In poche parole: si ricomincia tutto da capo. Perché «si rende necessaria la messa a conoscenza di tutte le parti e gli attori in gioco, del piano industriale sulla base del quale l’azienda intende rilanciare i marchi e le attività nell’intero perimetro aziendale» e solo «in conseguenza della conoscenza dettagliata e della eventuale condivisione del piano, di poter aprire il confronto».

Riommi Al termine dell’incontro l’assessore Riommi ha spiegato ai lavoratori il senso dell’iniziativa: «La sostanza e la forma dell’iniziativa di Norda non sono accettabili – ha detto – e quindi, adesso, se sono davvero interessati a portare avanti la trattativa, devono darci le informazioni che chiediamo».

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Nessuna alternativa La presa di posizione è decisa, ma la domanda che ci si pone è se, nel caso in cui Norda si irrigidisca, esistano delle strade alternative. La risposta di Riommi è «no, non ci sono altre possibilità», chiudendo così la porta in faccia a Francesco Agnello, che ha presentato una sua proposta alternativa «sulla quale si nutrono parecchi dubbi – spiega Riommi – alimentati soprattutto dal sistema bancario».

I rischi In poche parole può succedere questo: Norda accetta di inviare il piano industriale (investimenti previsti, tempi, modi e progetto di sviluppo, per dire) e allora ci si siede e si tratta, anche sul numero degli addetti. Norda non accetta e la cosa finisce qui: con la Sangemini che torna a fare i conti con il rischio del fallimento. Sempre che, nel frattempo – perché questa ipotesi è ancora fatta circolare – non torni a farsi vivo il gruppo Silva. Oppure che non si scateni il finimondo.

Le denunce Perché Francesco Agnello ha deciso che vuole vederci chiaro e si è rivolto a due procure della Repubblica, quella di Roma – il fascicolo sarebbe sul tavolo del pm Luigi Fede – e quella di Spoleto, dove ad indagare sarebbe la dottoressa Mara Pucci. Ad essere chiamati in causa, quasi tutti gli attori della vicenda: dai vertici del tribunale di Terni, con il presidente Girolamo Lanzellotto, a tre avvocati dello studio Gianni Origoni & Partners di Roma – Stefano Bucci, Antonio Auricchio e Gabriele Arcuri – due dirigenti della Sangemini Giuseppe Guerra e Domenico Cirillo, il Ceo della Rizzo-Bottiglieri-De Carlini, Danilo Trabacca nonché il funzionario di Unicredit, Giovanni Perruchon e Carlo Pessina di Norda.

Regione e azienda Oltre, ovviamente alle persone già denunciate in passato, come l’assessore Vincenzo Riommi, nei confronti del quale chiede «alla procura della Repubblica di Roma la verifica dei reati eventualmente riscontrati nelle dichiarazioni e nei comportamenti», ma anche «di valutare le dichiarazioni rilasciate dal dottor Danilo Trabacca, durante la riunione del 13 dicembre 2013 presso la prefettura, in merito alla mia offerta».

Le frasi In quella occasione, denuncia Agnello, Trabacca ha detto che la mia «era apparentemente la proposta migliore tra quelle che ci sono state sottoposte, ma era priva di una fideiussione che garantisse l’impegno economico promesso e, siccome qualsiasi trattativa deve essere sempre avallata dal sistema bancario, abbiamo ritenuto di non doverci impegnare». Ma quelle affermazioni «non rispondono a verità in quanto non mi è stata mai richiesta né verbalmente né tantomeno per iscritto alcuna fideiussione».

Il bando Lo proverebbe, insiste, «il bando rilasciato dall’azienda Sangemini alle realtà interessate all’acquisizione, unico documento ufficiale prodotto dall’azienda e messo a disposizione insieme alla data room virtuale agli attori in campo, dove non vi è alcuna richiesta di fideiussione». Nonostante questo, insiste Agnello, «ho inviato il mio stato patrimoniale e beni mobiliari ed immobiliari atti a garantire largamente l’operazione Sangemini».

La banca Quelle garanzie, dice Francesco Agnello, erano state inviate «proprio allo studio Gianni Origoni & Partner e nello specifico agli avvocati di suddetto studio, Stefano Bucci, Antonio Auricchio e Gabriele Arcuri. Gli stessi avvocati riferivano che a ritenere ‘non idonee’ le garanzie era stato telefonicamente il dottor Giovanni Perruchon della Banca Unicredit».

Il concordato Poi l’imprenditore campano alza il tiro: «Noto che i commissari scelti per la gestione della Sangemini  e società collegate – scrive nella denuncia – sono i medesimi (non tutti; ndr) già nominati dallo stesso tribunale di Terni per il concordato Novelli, anche questo seguito sempre dallo stesso studio Gianni Origoni & Partner. Non solo: l’omologa del concordato Novelli è avvenuta proprio il 4 novembre 2013 lo stesso giorno in cui si è tenuta l’ultima udienza per la Sangemini prima della richiesta di ammissione al concordato. Quindi stessi advisor, stessi commissari, stesso tribunale».

Norda Ultima ma non certo ultima, la richiesta di accertamenti che Francesco Agnello fa in relazione ad «eventuali reati riscontrabili, nonché di verificare la posizione di congruità dell’offerta Norda su cui non risultano garanzie bancarie o di altro tipo come quelle da me presentate nella mia offerta».