di Marco Torricelli
Inusuale. Come minimo. Non tanto per il contenuto, ma soprattutto per le firme che accompagnano la richiesta che è arrivata all’Inps, di rivedere – e per certi versi ammorbidire – la propria posizione nei confronti di Sangemini.
L’Inps Già, perché quella richiesta di ‘moderare’ le proprie richieste (l’Inps ha chiesto una fideiussione quasi milionaria per dare il proprio assenso alla procedura di concordato preventivo; ndr) e che pare sia stata messa a punto da Angelo Pandolfo, dello Studio Crowe Horwath di Roma – che ha affiancato Norda, per gli aspetti giurislavoristici, nella trattativa che l’ha portata a prendere in affitto il ramo d’azienda Sangemini – è stata controfirmata dai segretari nazionali dei tre sindacati di categoria.
Le firme Una circostanza, questa, che è stata rivendicata da alcuni esponenti sindacali e che ha contribuito a rendere ancora meno chiare le posizioni che le varie ‘parti’ avrebbero avuto nello svolgimento e nella, provvisoria, conclusione della vicenda.
Il ‘commerciale’ Soprattutto perché da parte degli stessi rappresentanti sindacali si sarebbe lasciato intendere che grazie alla loro collaborazione si potevano aprire con maggiore facilità quei ‘canali commerciali’ che appaiono ancora problematici e che, invece, la nuova proprietà aveva garantito essere in via di sblocco.
L’hashtag E la faccenda sta provocando malumori non solo tra i lavoratori, ma anche all’interno delle stesse organizzazioni sindacali, tanto che la Flai Cgil locale ha preso posizione – utilizzando, come va di moda, un hashtag: #nonstiamosereni – chiedendo che «la proprietà di ‘Sangemini acque’ (Norda, insomma; ndr) faccia finalmente chiarezza sulle proprie reali intenzioni e si confronti con noi e le istituzioni per riprendere il filo di un dialogo che sembra essersi inspiegabilmente interrotto»
