Gianni Pastrello con i lavoratori

di Marco Torricelli

Che per loro la situazione si metteva male, lo avevano capito. Ma adesso i 23 lavoratori della Sangemini Fruit in cassa integrazione hanno delle certezze: loro sono quelli che rischiano di più, almeno nell’immediato.

L’incontro Gianni Pastrello, il segretario nazionale della Fai Cisl che ha preso parte al secondo incontro con Sangemini e Norda, che si è svolto mercoledì mattina nella sede ternana di Confindustria, non ha fatto troppi giri di parole: mentre per il ‘settore acqua’ si può intavolare una trattativa, per la Fruit «non viene ipotizzato un percorso produttivo». Insoma: Norda (Massimo Pessina, stavolta, non c’era; ndr)  non ha intenzione di prendersi in carico di quei 23 lavoratori, «solo per poi metterli di nuovo in cassa integrazione», ha detto il sindacalista.

GUARDA IL VIDEO

Fruit mollata Nessuna particolare reazione, da parte di chi lo stava a sentire: per la maggioranza di chi lavora nel ‘settore acqua’, infatti, la Fruit è un discorso chiuso. «Noi siamo ormai ‘altro’ – diceva un cassaintegrato della Fruit – ma non si rendono conto che, molti di quelli che oggi ci voltano le spalle, potrebbero trovarsi presto nelle nostre stesse condizioni». Quella che si sta scrivendo, rischia comunque di essere una brutta pagina.

La trattativa La delegazione sindacale, all’uscita dal lungo vertice, non ha offerto molti particolari sulla discussione: «Non siamo ancora entrati nei dettagli relativi a numeri – ha spiegato Pastrello – e forse lo faremo il prossimo 1° marzo, quando torneremo ad incontrarci, ma è chiaro che il percorso non sarà agevole per nessuno, perché se l’obiettivo comune è quello di dare una prospettiva alla Sangemini, le strade indicate sono diverse».

Dirigenti out Norda, ha detto il sindacalista, «ha detto chiaramente che i manager attuali non rientrano nei loro piani (il direttore commerciale, Stefano Gualdi e quello industriale, Mauro Pagliacci, sono stati praticamente nessi alla porta, durante il vertice, quasi a dimostrare che di loro si vuol fare a meno; ndr) e che si deve trovare il modo, utilizzando strumenti quali i pensionamenti e gli esodi incentivati, di ridurre il più possibile il personale che verrà assorbito dalla Newco».

Cassa integrazione E quelli che ‘vinceranno’ un posto (i sindacati smentiscono decisamente che il numero massimo di 74 unità sia tornato ad aleggiare sul tavolo di trattativa) «dovranno essere gestiti facendo ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione – ha detto ancora Pastrello – cominciando dal mettere in preventivo dei periodi di cassa integrazione – «a rotazione e per tutti», lo ha interrotto un lavoratore – da concordare tra noi e l’azienda». Una rotazione, quella invocata, che però è già chiaro che non potrà coinvolgere l’intera forza lavoro che verrà fatta confluire nella Newco di Norda.

Le sinergie Nessun collegamento, ha garantito il sindacalista della Fai Cisl, «tra questa trattativa e quelle che sono in corso, con il gruppo Norda, relative ad altre realtà produttive operanti sul territorio nazionale (Norda aveva annunciato un taglio di 20 unità a Primaluna, in Valsassina e 25 nello stabilimento Gaudianello di Monticchio, in Basilicata; ndr) . Ovvio – ha però aggiunto Pastrello – che il gruppo, una volta diventato operativo, potrà e dovrà mettere a rete le varie unità e farle entrare in sinergia».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.