Lo stabilimento della Sangemini

di Marco Torricelli

Sotto l’albero Babbo Natale non ha lasciato niente, ma magari ci pensa la Befana. Del resto, questo è un periodo in cui si va in vacanza e gli operai della Sangemini mica potevano aspettarsi che imprenditori e manager ci rinunciassero solo per una questione marginale come quella rappresentata dal possibile fallimento dell’azienda.

A gennaio E, insomma, può essere che subito prima o – più probabilmente – dopo il 6 gennaio, il tribunale riceva finalmente il tanto atteso progetto di salvataggio della storica azienda che produce acqua minerale. Può essere, ma qualche dubbio resta. La promessa – l’ennesima – sarebbe infatti stata fatta e chissà che stavolta non venga mantenuta. Ma ammesso che sia così, c’è da tener conto di un paio di cosette che rischiano di far allungare, ancora e chissà di quanto, il brodo.

Trasferimenti La giudice Paola Vella, sul tavolo della quale il piano dovrebbe arrivare, ha già le valigie pronte, visto che dalla metà di gennaio sarà alla Corte di cassazione: avrà sì e no il tempo – nel caso – di avviare l’istruttoria, per poi passare il tutto al giudice Claudio Baglioni – proveniente dal tribunale di Orvieto – ma che sarà a Terni solo di passaggio, visto che è già stabilito il suo trasferimento, nel giro di un paio di mesi, a Perugia. Difficile, in una situazione simile, ipotizzare una soluzione definitiva.

Le indiscrezioni La strategia dell’attuale proprietà della Sangemini – non è dato sapere se concordata o no con Norda-Tramite, possibili ‘affittuari del ramo d’azienda’ nel caso in cui il concordato vada in porto – appare comunque sempre più chiara: tirare per le lunghe fin quando è possibile, così da arrivare alla eventuale presentazione del piano con il tempo a disposizione ormai ridotto a zero, così da mettere le istituzioni locali, i sindacati, i lavoratori, ma anche le banche e i creditori, di fronte ad una scelta obbligata.

L’epilogo O si accetta quel piano – questo appare l’obiettivo – o la Sangemini fallisce. Una mossa estrema e, per certi aspetti, rischiosa. Ma la decisione sembra presa. Poi, però, ci sarà da verificare se quel piano è davvero attuabile e si dovrà anche fare i conti con chi, come Francesco Agnello, ha già preannunciato battaglie legali.

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