Il 'caso' Sangemini Fruit

di Marco Torricelli

Alla fine la frase è scappata: «Dobbiamo prendere atto che, tra voi e noi, esistono differenze oggettive». Il fatto è che quei ‘voi’ e ‘noi’ non era riferito a categorie sociali diverse. Ma a lavoratori. E, per questo, quella frase ha avuto lo stsso effetto di un’unghia che fa attrito su una lavagna. Sgradevole.

In Comune I 23 lavoratori della Sangemini Fruit, che temono di essere lasciati fuori dalla Newco che Norda vuole mettere in piedi per affittare e poi rilevare la Sangemini, continuano in quella che definiscono «azione di sensibilizzazione» e, lunedì mattina, si sono ritrovati sotto il Comune di Sangemini ed hanno chiesto un incontro con il sindaco.

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Le richieste «Quello che vogliamo – dice Fausto Ceccarelli, uno di loro – è che il nostro caso non venga considerato a sé stante, perché noi siamo lavoratori del gruppo Sangemini, che quando gli impianti di Fruit vennero fermati e fummo messi in cassa integrazione, acettammo le promesse che ci vennero fatte: prima si sarebbe ‘salvata’ la produzione di acqua e poi si sarebbe pensato a noi. Mentre oggi rischiamo di essere, di nuovo, penalizzati».

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Il sindaco Leonardo Grimani, ma anche il vice sindaco, Fausto Proietti e l’assessore Luciano Bisonni hanno chiarito che per l’amministrazione comunale non esistono discriminazioni possibili, ma hanno anche messo in evidenza un problema con il quale – e le prime dichiarazioni di Massimo Pessina, il patron di Norda, al riguardo sono state chiare – ci si dovrà confrontare: per il gruppo che intende subentrare nella gestione di Sangemini, il settore Fruit non è di interesse prioritario.

I lavoratori All’incontro hanno partecipato anche alcuni lavoratori del ‘settore acqua’ – quei 102 che, anche nei giorni scorsi, avevano preso chiaramente le distanze dai 23 di Fruit e, seppur con il reciproco riconoscimento della «uguaglianza nella disgrazia» – è stato detto anche questo – le differenti posizioni sono inevitabilmente emerse: quel ‘voi’ e ‘noi’, quasi a tracciare un confine invisibile, ma evidente, che è all’origine di una «guerra tra poveri che, in questa fase – dice l’assessore Bisonni – dovrebbe essere assolutamente evitata».

I sindacati Due i sindacalisti presenti. Secondo Simone Dezi, della Fai Cisl, «quelle che dobbiamo ricercare sono delle soluzioni che partano dal lavoro, pensando a soluzioni che coinvolgano il progetto di organizzazione logistica che Norda ci dovrebbe presentare, dal possibile riesame dei lavori dati in appalto e l’utilizzo della forza lavoro interna, dai lavori di ripristino e la successiva gestione del parco delle fonti». Per Attilio Romanelli, segretario della Cgil, «sarebbe opportuno che ciascuno facesse, al meglio, il proprio mestiere, perché se la politica promette che si troverà una soluzione per tutti, lasciando poi il fiammifero in mano ai sindacati ed ai lavoratori, il rischio di creare queste spaccature è inevitabile».

Gli incontri Proprio di questo, oltre che ovviamente di tutto il resto, è probabile che si parli martedì, in un incontro con l’assessore regionale Vincenzo Riommi, mentre per mercoledì è programmato il secondo tavolo tecnico, in Confinduastria, con Norda. Nel frattempo, lontano da Terni altri incontri si stanno svolgendo a ritmo serrato: le banche creditrici – Unicredit in testa – stanno ragionando su quello che succede e su quello che potrebbe succedere in futuro. Potrebbero anche decidere di dire la loro.

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