Assemblea alla Sangemini

di Marco Torricelli

Adesso minacciano di passare, anche loro, alle vie legali. I lavoratori della Sangemini – che si dicono «provati da tutta questa vicenda e sono gli unici a non avere colpe» – mettono nero su bianco un’affermazione nuova: se il piano che verrà presentato, se verrà presentato, non prevederà il mantenimento degli organici e dovesse contenere l’ipotesi di uno spacchettamento dell’azienda, loro non solo lo rigetteranno, ma si rivolgeranno agli avvocati.

La minaccia Perché loro, dicono in un documento firmato dalle tre Rsu aziendali, sono «stanchi di apprendere tramite stampa che si sta lavorando per costruire una new-co e una bad company: la prima dove transita il buono e l’altra il personale in esubero con i debiti». E ricordano che «ci siamo dati come obiettivo l’unitarietà del sito e del mantenimento occupazionale». Così fanno sapere che «qualora dovesse passare una cosa diversa, la impugneremo legalmente e cercheremo anche di analizzare come l’azienda è arrivata a questo stato». Perché, rimarcano le Rsu di Sangemini, «certe situazioni le abbiamo sempre denunciate attraverso i nostri comunicati e l’azienda ci rispondeva dicendo che andava tutto bene».

Le trattative Una minaccia, quella dei lavoratori, che si affianca a quella di Francesco Agnello, l’imprenditore campano che ha già detto e ripetuto che lui è pronto a portare tutti in tribunale. E che arriva, non certo a stemperare la tensione, proprio mentre tra Sangemini e Norda-Tramite si dovrebbe essere arrivati alle ultime limature di quell’accordo preliminare indispensabile alla presentazione dell’istanza con la quale chiedere al tribunale di avviare una nuova procedura di concordato.

L’azienda Stefano Gualdi, il direttore commerciale di Sangemini, conferma: «I contatti ed i confronti sono proseguiti ininterrottamente e credo che siamo davvero vicini ad una positiva conclusione della trattativa». Quindi presenterete la proposta di Norda? «Io confermo quello che è stato detto al prefetto nei giorni scorsi». E siccome era stato detto che quella di Norda era l’unica proposta che aveva i requisiti per essere presa in considerazione, la soluzione pare bella e scritta. A meno che, perché anche di questo si era parlato in prefettura, non esca fuori il jolly rappresentato da un rilancio di Silva.

I tempi Venerdì «o al massimo lunedì mattina», precisa Gualdi, il piano sarà quindi presentato in tribunale e sarà allegato all’istanza con la quale si chiederà di avviare il concordato: un piano che dovrà, ovviamente, essere corredato da numeri e progetti precisi. Sui quali, poi, è chiaro che scoppierà la bagarre: perché l’aveva annunciata l’altro pretendente, ma soprattutto alla luce della presa di posizione dei lavoratori.