Sangemini, Agnello non molla

di Marco Torricelli

Silenzio. Dopo l’ultimatum inviato a Norda – da Vincenzo Riommi e dai sindacati – sulla vicenda Sangemini è calato il silenzio. O, quanto meno, questo è ciò che sembra.

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La tensione Perché, invece, la tensione è alta. Molto. Soprattutto perché le accuse e le denunce di Francesco Agnello, l’imprenditore campano che ha presentato una sua proposta di acquisizione di tutto l’ambaradan, hanno provocato una serie di ripercussioni che stanno mettendo in crisi quello che sembrava un progetto ben pianificato.

Unicredit La grana, infatti, è arrivata sul tavolo dell’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, al quale si è rivolto Francesco Agnello: «Dalle notizie ricevute, sia dagli advisor, sia dalla stessa Sangemini, sia dalla stampa – gli scrive – risulta che Unicredit per bocca del dottor Giovanni Perruchon non riterrebbe la mia persona affidabile per l’acquisizione della Sangemini, ritenendomi non in grado di onorare gli impegni che io ho preso per la detta acquisizione, ivi compresa la lettera di patronage da me presentata a supporto della proposta».

La richiesta Agnello, poi, al Ceo di Unicredit scrive che si ritiene: «personalmente danneggiato e diffamato da questo comportamento del dottor Giovanni Perruchon, ormai persistente da lungo tempo ed al quale peraltro inizialmente non avevo dato eccessivo peso e che ora mi ha costretto a scriverle la presente nota. Prima di intraprendere qualsiasi azione atta a difendere la mia persona, desidererei conoscere nel più breve tempo possibile la effettiva posizione della banca nei miei confronti e se risponde al vero quanto il dottor Perruchon va affermando negli ambienti istituzionali, economici e giudiziari».

Commissari e sindacati Ma l’imprenditore campano ha iniziato anche il pressing sui cinque commissari nominati dal tribunale (Francesco Angeli, Patrizia Cianchini e Leandro Campana per Sangemini; Paolo Cesarini per le fonti San Francesco e Leonardo Proietti per la Sangemini Fruit) per il concordato: «Ho chiesto un incontro a tutti e cinque – spiega lui – perché voglio fornire al più presto tutte le informazioni relative al mio piano industriale». E stessa cosa vuol fare «con le rappresentanze sindacali, allo scopo di illustrare anche a loro il mio progetto».

I volumi Interessante, intanto, potrebbe essere dare un’occhiata a come stanno cambiando gli scenari nel mondo della distribuzione, che poi è quello che conta. Perché l’acqua la puoi pure imbottigliare, ma se poi non la vendi, è tutto inutile. Per dire: Sangemini avrebbe ‘perso’ una fornitura da tre milioni di pezzi con Mega Market, un gruppo attivo nella grande distribuzione pugliese, semplicemente per non aver spedito Grazia e Fabia da quelle parti.

I numeri Secondo uno dei più accreditati istituti di ricerca – Iri growth delivered – Sangemini viene data in calo del 32% sul volume e di 4 punti in quanto a distribuzione ponderata (schematicamente è il rapporto tra il fatturato realizzato nei punti vendita in cui la marca è presente e il fatturato totale). Norda, invece, sta marciando con un incremento del 2,4%, ma il suo valore di ‘ponderata’ sarebbe in calo del 2%.

Al sud Drammatica, per Sangemini, sarebbe la situazione al sud: con un meno 56% in volumi distribuiti di Fabia, che perde anche 18 punti in distribuzione ponderata. Grazia, invece, incrementa i volumi del 60%, ma perde 9 punti in ‘ponderata’. Nel frattempo, però, nei punti vendita nei quali non compare più l’acqua umbra, conquista spazi Gaudianello. Che è di Norda.

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