di Marco Torricelli
Qui finisce male. Nel senso che le carte bollate rischiano di aumentare e i tribunali – quello di Terni, dove stanno quelle relative alla procedura (concordataria o fallimentare si vedrà) della Sangemini e quello di Roma, dove già sarebbero giacenti delle denunce nei confronti dell’assessore regionale Vincenzo Riommi; del sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani e del consigliere comunale Gianni Medei – potrebbero essere costretti ad un superlavoro.
L’attacco Francesco Agnello, l’imprenditore campano che denuncia di essere stato escluso in maniera ingiusta dalla ‘competizione’ che ha come obiettivo il controllo futuro della Sangemini, scrive parole di fuoco: «Le dichiarazioni del rilasciate dal dottor Trabacca, durante la riunione di ieri presso la prefettura, in merito alla mia offerta, così come riportate dalla testata online Umbria24.it (il Ceo del gruppo che controlla la Sangemini aveva detto che la proposta dell’imprenditore campano non poteva essere presa in considerazione perché non accompagnata da una fidejussione; ndr) non rispondono a verità in quanto non mi è stata mai richiesta né verbalmente, né tantomeno per iscritto, alcuna fidejussione».
Il bando Lo prova, secondo Agnello, «il bando rilasciato dall’azienda Sangemini spa alle realtà interessate all’acquisizione, unico documento ufficiale prodotto dall’azienda e messo a disposizione insieme alla data room virtuale agli attori in campo dove non vi è alcuna richiesta di fidejussione. Nonostante questo ho inviato il mio stato patrimoniale e beni mobiliari ed immobiliari atti a garantire largamente l’operazione Sangemini spa».
La procedura Francesco Agnello, poi, annuncia di aver «dato mandato ai miei legali di esaminare l’intera situazione al fine di difendere la mia posizione da dichiarazioni che appaiono false e mendaci, tese ancora una volta a screditare la mia attività imprenditoriale per fini poco chiari».
Norda Silenzio totale – la strategia dell’understatement sembra attentamente studiata – da parte del gruppo Norda: anche l’incontro del patron, Carlo Pessina – che avrebbe ricevuto minacce – con il prefetto Bellesini non ha avuto riscontri ufficiali da parte del gruppo e solo la Sangemini ha ribadito che la loro è l’unica trattativa che intendono portare avanti in fretta. Tanto che, è stato garantito, potrebbe arrivare a compimento anche prima della scadenza – venerdì prossimo – imposta dal prefetto.
Questione spinosa A questo proposito, però, l’imprenditore campano fa anche un’affermazione inquietante e che fa aumentare i dubbi sull’intera gestione della partita: «Stiamo anche valutando l’iter della procedura fallimentare, che vede una pronuncia del tribunale di Terni datata 5 novembre 2013 – dice Agnello e Umbria24 lo aveva scritto il 6 novembre – dove si scrive che le carte sono trasmesse al pubblico ministero per gli accertamenti del caso. Ho infatti ricevuto dichiarazioni specifiche in merito da personale interno all’azienda e riferite dagli advisor legali della Sangemini spa, che si dichiaravano sereni in quanto avrebbero ricevuto espressa garanzia che la procedura sarebbe rimasta ferma almeno fino alla metà di dicembre». E qui, a quanto pare, la faccenda si complica ulteriormente.
