di Marco Torricelli
La paura è tornata. Per una mezza giornata, ma è stata forte. Alla Sangemini è arrivato un messaggio che ha scatenato il panico e che, più o meno, diceva: «Concordato o no, stiamo per staccarvi la corrente. Firmato Edison».
La tensione Insomma, è stata l’ennesima mattinata di tensione: con i telefoni – quelli per il momento non sembrano a rischio ‘distacco’ – che sono diventati roventi. Chiamato in causa, come sempre, anche il prefetto Bellesini. Ma decisivo sarebbe stato l’intervento di Massimo Pessina in persona: il patron di Norda avrebbe preso in mano la situazione e contattato direttamente gli uffici di Edison.
La trattativa Al fornitore dell’energia elettrica sarebbe stato fatto – parola più, parola meno – un discorso del genere: «Noi stiamo cercando di salvare la baracca e la procedura concordataria in corso al tribunale di Terni è finalizzata proprio a questo. Voi volete tagliarci la corrente e, di conseguenza, anche le gambe? Fate pure. Ma poi, quando tutto sarà risolto e la ‘Sangemini acque’ (la Newco che sta nascendo; ndr) comunque ripartirà, non dovrete stupirvi se deciderà di scegliere un fornitore diverso».
L’energia Già, perché il tema del contendere è, in fondo, semplice; Edison deve avere, da Sangemini, un po’ più di un milione e 200mila euro, che grosso modo corrispondono ad un anno di ‘bollette’ non pagate e, da questo, si evince che per il fornitore non è scelta facile quella che mette in discussione la possibile prosecuzione del rapporto con un cliente del genere.
Il rinvio Da qui la decisione finale: per ora le luci – e soprattutto gli impianti – della Sangemini continuano a ricevere l’energia elettrica necessaria. Edison, come tutti gli altri creditori, potrà chiarire la propria posizione davanti ai commissari nominati dal tribunale di Terni, ma, almeno per il momento, senza mettere in atto tattiche che possano far pensare ad un tentativo di forzatura o, magari, a quello di ottenere un po’ di più rispetto a quanto previsto dalla procedura ufficiale.
