La Sangemini

di Marco Torricelli

Le carte sono arrivate. Ma non quelle sperate e annunciate. Al tribunale di Terni del materiale relativo a Sangemini è, effettivamente, pervenuto. Solo che sarebbe il decreto ingiuntivo presentato da un creditore.

Niente progetto Delle altre carte, quelle relative all’accordo con Norda-Tramite e contenenti l’istanza di concordato, non si hanno notizie. Ma, in fondo, si era pure detto: preallarme fino a Natale.

Promesse da marinaio Il ‘modo di dire’ si attaglia perfettamente, visto che la Sangemini è nelle mani di un gruppo armatoriale, ma forse non è solo questo il problema. La sensazione è che, oltre ad oggettivi problemi di carattere economico, si stia ‘tirando la corda’ per arrivare ad un punto nel quale poter dire che, o si accetta l’unica soluzione che sarà prospettata, o si rischia davvero il fallimento. Così da mettere lavoratori, sindacati e istituzioni nelle condizioni di non poter trattare.

Concessioni e produzione Anche se qualche margine di intervento c’è e andrebbe sfruttato, visto che la Sangemini – i dati sono forniti dalla Regione – può contare su oltre la metà della quota di territorio umbro data in concessione per l’utilizzo delle acque: 1292 ettari su un totale di 2413 e il gruppo, nel 2012, ha imbottigliato 225 milioni e mezzo di litri d’acqua: 35 milioni e mezzo di litri di Sangemini (-6%), 80 milioni e mezzo di Fabia (+3%), quasi 40 milioni di Fonte Aura (+72%), oltre 32 milioni di Grazia (+46%) e più di 47 milioni di Amerino (+13%).

Lo scenario Diversi, e tutti più o meno traballanti, i tavoli su cui la proprietà e almeno una parte del management stanno giocando: perché mentre da una parte si portavano avanti le trattative con Norda e Tramite, contemporaneamente si lavorava per verificare la possibilità di far rientrare nella partita il gruppo Silva, che garantirebbe all’attuale proprietà di restare nella nuova compagine societaria. Ovviamente, a quanto è dato capire, tenendo le trattative ben separate.

Agnello E poi, sullo sfondo, c’è sempre Francesco Agnello, che sta – come si dice – alla finestra (o sulla riva del fiume, si vedrà) e aspetta: lui ha detto di essere pronto a prendersi tutti e metterci un sacco di soldi, ma non è stato ritenuto un interlocutore affidabile. Mentre il massimo della credibilità è stato sempre concesso agli altri pretendenti. E lui insiste: «Io impugno ogni concordato fatto a condizioni peggiori di quelle proposte da me».

Il prefetto e i giudici Tra quelli che sono in attesa – e che si sono esposti ben più di quanto i rispettivi ruoli istituzionali imponessero – ci sono il prefetto Bellesini, la giudice Vella ed il presidente del tribunale Lanzellotto: tutti e tre hanno concesso una ‘linea di credito’ straordinaria a Sangemini, ma a questo punto anche ai loro possibili interlocutori, mettendo a repentaglio la loro stessa immagine pubblica.

I sindacati Dopo l’ennesima assemblea, i lavoratori, «ribadiscono con forza la propria preoccupazione, in quanto ad oggi la Sangemini non ha prodotto la documentazione necessaria presso il tribunale di Terni. Questo conferma la totale inaffidabilità di chi ha preso impegni ufficiali e formali, anche davanti al prefetto». I lavoratori tutti, si legge in una nota diffusa dai sindacati, «ribadiscono la propria contrarietà a qualsiasi piano industriale che preveda riduzioni del personale e dei loro diritti acquisiti. Rivendicano inoltre con forza la centralità e unitarietà del sito e dei marchi storici (Sangemini, Fabia, Grazia, Amerino e Fruit) respingendo quindi qualsiasi ipotesi di spacchettamento».

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