di Marco Torricelli
Soddisfazione e cautela. Le prime reazioni alla firma dell’accordo che ratifica, di fatto, il passaggio della Sangemini sotto il contro del gruppo Norda, sono caratterizzate da questo atteggiamento.
L’accordo Gli aspetti salienti dell’intesa raggiunta sono rappresentati dal fatto che la nuova società che nascerà, manterrà il nome – si chiamerà ‘Sangemini acque’ – e che assumerà a tempo indeterminato 95 lavoratori (anche se una trentina, a rotazione, resteranno a casa, in cassa integrazione, per i prossimi anni).
La Fruit Nessuno trascura, però, che il ‘via libera’ all’operazione è stato subordinato alla dichiarazione di morte della Sangemini Fruit, i cui lavoratori sono stati messi di fronte ad una scelta drammatica: il loro mancato assenso avrebbe fatto saltare l’intero accordo. «O ci suicidavamo noi – commenta uno di loro – o ammazzavamo anche tutti gli altri. Tu che avresti fatto?». Già, bella domanda.
Gli esuberi Sono 34 gli addetti (oltre ai manager ed ai capi area del commerciale) che la ‘Sangemini acque’ non prenderà in carico e tutti – per cinque o sei di loro matureranno, nei prossimi due anni, le condizioni per il pensionamento – verranno scaricati sul sistema degli ammortizzatori sociali.
La Cgil Per il segretario della Cgil di terni, Attilio Romanelli, «l’accordo tra Norda e organizzazioni sindacali, che ha permesso di evitare il fallimento della Sangemini, è stato favorito dall’atteggiamento responsabile dei lavoratori della Fruit, che hanno consentito nell’interesse generale del gruppo concludere l’operazione». Adesso, però, dice Romanelli, «la Norda e le istituzioni umbre dovranno impegnarsi nel trovare soluzioni che diano valore a questo comportamento, avendo la consapevolezza che non saranno sufficienti le sole parole di ringraziamento, ma saranno necessari fatti concreti per consentire agli stessi guardare al proprio futuro con speranza e fiducia».
La paura Ma Romanelli dice anche altro: «Le crisi aziendali mettono in evidenza comportamenti, dettati dalla paura, che evidenziano gli egoismi peggiori». Il riferimento alla drammatica lacerazione che si è verificata tra i lavoratori in questo caso è evidente e, prosegue il segretario della Cgil, «è compito delle organizzazioni sindacali evitare che tali degenerazioni siano condizionanti nelle decisioni».
Il sindaco Leonardo Grimani, il sindaco di San Gemini è, infatti, «solo parzialmente soddisfatto, perché se mi sento sollevato per la positiva conclusione di una vertenza che ci aveva tenuto tutti in grande apprensione – dice Grimani – sono sinceramente addolorato per la parte che riguarda la Fruit e, soprattutto, i lavoratori interessati».
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La Regione Molto importante, secondo Leonardo Grimani, «potrebbe rivelarsi il confronto con la Regione, che chiederemo si possa svolgere in tempo rapidissimi, nel quale mettere a punto tutte le strategie finalizzate a dare speranze concrete proprio a quei lavoratori della Fruit che, messi di fronte ad una scelta drammatica, hanno dimostrato un senso di responsabilità del quale tutti dobbiamo esser loro grati».
Il risultato Quello che è stato ottenuto, per il sindaco di San Gemini, «è probabilmente, tenendo presente quali erano i termini di partenza della trattativa (Norda aveva proposto 50 assunzioni a tempo indeterminato e 20 ‘stagionali’; ndr), il miglior risultato possibile, ma è chiaro che adesso dovremo, tutti, contribuire a riempire di contenuti questo accordo e gestire con attenzione tutte le implicazioni che comporta».
Il nome Un aspetto importante, secondo Grimani, «è anche rappresentato dal fatto che la nuova società che gestirà gli impianti «conserverà il nome Sangemini e questo permetterà di non perdere la caratterizzazione importante del prodotto e di conservare il rapporto con il territorio».
Il parco Uno dei temi che dovranno essere oggetto di verifica, oltre a quelli occupazionali e produttivi, sarà quello relativo al patrimonio della vecchia Sangemini: «Il parco, gli immobili e i terreni – conferma il sindaco – non passano alla Newco, ma restano in carico alla Sangemini e questo ci imporrà di seguire con grande attenzione l’evolversi della situazione, per evitare il depauperamento di un patrimonio importante, ma anche per scongiurare possibili manovre speculative».
Il futuro Ora, comunque, la faccenda ha assunto finalmente un aspetto chiaro: c’è una nuova azienda – c’è sempre da affrontare il concordato in tribunale, ma viene definita come una formalità – e c’è da programmare il rilancio del marchio. Di investimenti e roba del genere, nell’accordo siglato sabato, non c’è però traccia. Ma anche questo viene definito un dettaglio sul quale si avrà tempo di ragionare. Come e quando non sono, però, aspetti trascurabili.
