La Sangemini

di Marco Torricelli

La premessa è importante, ma la sostanza pure. La premessa è quella contenuta nelle dichiarazioni di Leandro Campana, uno dei tre commissari – gli altri due sono Francesco Angeli e Patrizia Cianchini – che hanno redatto la relazione relativa all’ipotesi di concordato per la Sangemini. La sostanza sono i numeri e le condizioni.

La relazione I commissari, dice Leandro Campana, «svolgono un lavoro neutrale, esaminano crediti e debiti, valutano la documentazione che viene loro sottoposta ed espongono le loro deduzioni senza essere tenuti a dare alcun giudizio». Non sono loro, spiega, «a decidere quale possa essere il soggetto con il quale dar vita ad un processo di ‘concordato’, ma questa scelta spetta unicamente al richiedente e, in questo caso, alla Sangemini».

La storia I commissari giudiziali nella relazione ripercorrono anche tutta la storia, a partire da marzo 2013, quando «la Sangemini e la San Francesco depositavano due separate domande di concordato preventivo». A giugno «si sono avviate le trattative con l’investitore Norda, volte all’acquisizione dei rami di azienda produttivi delle società», ma «con comunicazione del 12 settembre la Norda, ritenendo non realizzate le condizioni previste dalla proposta, interrompeva le trattative in corso».

Il tribunale Tanto che «all’udienza del 4 novembre il tribunale fallimentare dichiarava l’improcedibilità dei ricorsi presentati» e successivamente la Sangemini «ha avviato una procedura volta ad ottenere manifestazioni di interesse da parte dei principali operatori del settore». In seguito alla quale, scrivono i commissari, ha ricevuto offerte dai seguenti potenziali investitori: Norda spa; Silva & Co. srl; dottor Francesco Agnello». La Sangemini «ha ritenuto la proposta Norda maggiormente idonea a consentire il miglior soddisfacimento del ceto creditorio e la prosecuzione dell’attività di tutte e tre le società sia nel corso della procedura di concordato preventivo sia successivamente all’omologazione della procedura stessa».

Norda I commissari specificano, poi, che a loro non spetta alcuna valutazione su Norda, «indipendentemente dal fatto che sembra essere operatore economico qualificato e conosciuto sul mercato con un livello di solidità finanziaria, patrimoniale ed economica tale da far ragionevolmente presumere l’esistenza di tutte le condizioni per il rispetto degli impegni contrattuali, è completamente sterile alla presente relazione in quanto non richiesta ai commissari».

La Regione Interessante notare, però, che nella loro relazione «si da atto, solo per completezza della esposizione, che una disamina positiva di tale tipologia sembra essere stata condotta dalla Regione Umbria nel rilasciare autorizzazione al trasferimento alla Sangemini Acque Spa, anche solo in via temporanea, delle concessioni minerarie».

Le somme in gioco Il totale del passivo, da regolare in sede di concordato sulla base del lavoro dei commissari giudiziali, è stimato in 110.375.607,71 euro, che sulla base delle tabelle previste per i vari ‘ordini’ di creditori, diventerebbero 12.722.070,84 euro a favore dei ‘privilegiati’ e 2.698.520,13 euro a favore dei ‘chirografi’.

Creditori delusi Alcuni creditori avevano preannunciato la richiesta di vedersi riconoscere il ruolo di privilegiati, ma ma secondo i commissari «solo ed esclusivamente la Vetreria Cooperativa Piegarese può godere del privilegio, in quanto, a seguito della iscrizione nel registro delle Cooperative a mutualità prevalente e, mantenimento dei requisiti come da ultimo verbale di revisione, la società cooperativa risponde alle disposizioni del ‘decreto del fare’». Mentre «per quanto attiene alle altre richieste di privilegio, anche di natura artigiana, da parte dei creditori Cooperativa consortile trasporti (Cts), Con.Service, e Terni Servizi, i commissari non reputano riconoscibile la natura del privilegio del credito».

Le condizioni I commissari giudiziali, alla fine del proprio lavoro, dicono che il concordato ci può stare, ma solo con «l’esatto adempimento da parte della società Sangemini Acque Spa delle previsioni indicate nella domanda di concordato preventivo, quindi stipula del contratto di acquisto di azienda nei tempi e modalità indicate, pagamento dell’importo previsto nella domanda di concordato preventivo; realizzo di poste attive in linea con le somme indicate dalla società e dai periti che, pur richiedendo un prudenziale apprezzamento in termini di valutazione, possono presentare prevedibili difficoltà di realizzo nell’ambito della procedura»

Le incertezze Perché il mancato rispetto di questi parametri potrebbe «modificare in modo sostanziale il livello di soddisfazione dei creditori chirografari che potrebbe aumentare o diminuire in base all’esito delle operazioni suddette. Questi elementi devono essere chiaramente presi in considerazione in sede di valutazione della percentuale di soddisfazione dei creditori». Insomma, concludono: «Il concordato potrebbe avere un esito positivo solo al verificarsi delle condizioni».

Il rilancio In tutto questo si inserisce la nuova sortita di uno dei tre «potenziali investitori» indicati nella relazione dei commissari giudiziali. Francesco Agnello, infatti, ha fatto sapere al tribunale di Terni di voler rinnovare «fino al 31 maggio 2014 la validità della proposta di affitto/acquisto della Sangemini, formulata in data 24 gennaio e scadente il 30 aprile».

I soldi L’imprenditore campano sottolinea che «la mia proposta è migliorativa di euro 2.000.000 rispetto a quella presa in considerazione dalla Sangemini ai fini del concordato ed è corredata da lettera di patronage che garantisce una fideiussione a prima richiesta per l’importo di euro 18.000.000 a beneficio della esecuzione del concordato con migliore soddisfacimento dei creditori e del rilancio della Sangemini». Agnello, nella lettera inviata al tribunale, va oltre: «Trovo incomprensibile – scrive – soprattutto nell’interesse dei creditori, che mi risulta non siano stati avvertiti del contenuto della mia proposta se non da notizie stampa, la ragione per la quale non sia stata presa in considerazione dalla Sangemini e nemmeno citata nei contenuti e valutata, sempre nell’interesse dei creditori, dai commissari nella loro relazione».

La spiegazione E qui torna in ballo proprio uno dei commissari: «Non era compito nostro – spiega Leandro Campana – mettere a confronto le diverse offerte pervenute alla Sangemini, perché noi eravamo chiamati a lavorare su quella scelta dall’azienda ed è quello che abbiamo fatto». Ma secondo lei il concordato, alla fine, otterrà il via libera? «Ecco, dare questa valutazione è una cosa che non rientra nei compiti di un commissario giudiziale». Per il 28 aprile è prevista l’adunanza dei creditori.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.