L'assessore Bisonni, a destra

di Marco Torricelli

La presa di posizione è forte. Clamorosa. E destinata a fare rumore. L’assessore allo sviluppo economico del Comune di San Gemini, Luciano Bisonni, parla a tutto campo dell’accordo che ha portato Norda ad assumere il controllo di Sangemini. E il suo è un atto di accusa, pesante, contro tutti. O quasi. «Io spero – dice – che da domani si trovi l’unità, almeno per condannare la mia intromissione, quella unità che non è stata trovata nemmeno con il rischio di fallimento e con 136 famiglie in mezzo alla strada».

L’attacco «Il mio personale rammarico – dice Bisonni – è che dopo anni di denunce, di comunicati, ignorati da sindacato e istituzioni, dopo la drammatica conclusione della vicenda Fiuggi, salutata da sindacati e non solo come risoluzione del problema Sangemini; si e palesato quello che era già evidente dal 2008, cioè il fallimento». Per capirlo e forse prevenirlo, insiste l’assessore, «sarebbe bastato un sindacato che avesse valutato con coscienza i fondamentali dell’azienda, già drammaticamente compromessi, invece che supinamente condividere politiche lesive e autolesioniste»

L’affondo A lui, spiega Bisonni «dispiace dirlo, ma la crisi di rappresentanza del sindacato sull’intera vicenda ha spazzato via 40 anni di onorata attività sindacale; le categorie sono da rifondare, altrimenti come si recupererà il rapporto con i Iavoratori?». La gestione della ristrutturazione «non è né chiara, ne scontata ed io dubito che le categorie, allo stato delle cose, siano attrezzate a gestire un progetto di rilancio per nulla scontato». Ma «invito tutti i lavoratori ad iscriversi ai sindacati, consapevoli che i funzionari passano, per fortuna, ma il sindacato rimane e rimarrà sempre».

Il concordato Per quanto riguarda lo scongiurato fallimento ed il concordato in bianco, «i lavoratori ringrazino il prefetto, il presidente del tribunale, le istituzioni e, lasciatemelo dire – precisa Bisonni – l’assessore regionale Riommi, che ha condotto magistralmente fin dall’inizio la trattativa sindacale, sostenendo, come concordato tra istituzioni e lavoratori, che i 102 lavoratori finissero tutti dentro la Newco, unica garanzia insieme al piano industriale per scongiurare possibili speculazioni».

L’accordo Purtroppo, dice ancora l’assessore, «le conclusioni al ribasso dell’accordo sindacale lasciano l’amaro in bocca, soprattutto ci sono dettagli che non avrebbero cambiato la sostanza dell’accordo, tipo i prepensionabili, che all’intemo della Newco erano i più facili da gestire». Quanto ai «250 milioni di vendite cui fa riferimento l’accordo sono una vera pazzia, non sono i lavoratori che li possono determinare, ma possono essere solo il frutto di scelte industriali e commerciali dell’azienda» Quanto al «30%,  su 90 dei dipendenti Sangemini in cassa integrazione, matematicamente mi dice che al lavoro ne resteranno 63. E chiaro che mal si coniuga con i 74 lavoratori fissi preannunciati dall’azienda. Come mai? A chi e servito questo sconto?».

I dubbi Ma poi Luciano Bisonni introduce altri, pesanti, dubbi: «La mia convinzione è che, prima ancora che Norda palesasse attraverso Unicredit il suo interesse per lo stabilimento Sangemini, ci fosse già una forma di accordo nazionale precostituito e la sceneggiata del sabato della firma in associazione industriali, per intenderci quella del prendere o lasciare (altrimenti Norda si ritira), è stata appunto una sceneggiata di cattivo gusto». Poi l’assessore insiste: «Mi faccio una domanda, come mai Birra Castello, che sembrava entrasse nel superamento del concordato insieme a Norda, oggi si interessa del parco, così come dicono certi procacciatori d’affari?»

Progetto nazionale Sangemini, Fabia, Grazia e altri marchi, specifica Bisonni, «possono cambiare volto a qualsiasi gruppo di acque minerali nazionali e non solo. I Pessina, industriali del settore competenti, lo sanno molto bene che forse I’unico modo per diventare un gruppo nazionale è la centralita del marchio Sangemini. Già dal momento che il gruppo Sangemini e entrato dentro il gruppo Norda, ha gia fatto il suo miracolo: infatti i 25 esuberi del gruppo Gaudianello e i 20 esuberi di Prima Luna sono diventati piano sociale. Ci fa piacere per quei due stabilimenti, però ci auguriamo che il prezzo dell’accordo nazionale non sia a discapito dei dipendenti Sangemini».

La Fruit Altro punto dolente è quello della Fruit: «Comprendo perfettamente il travaglio del sindacato sulla vicenda – dice l’assessore Bisonni – perché è anche il mio e comprendo la battaglia fatta dalla Cgil in difesa dei 23 ragazzi Fruit, pero lasciatemi dire, che non si lascia chiudere uno stabilimento come quello (costruito interamente con 30 milioni di soldi pubblici, dei quali spero che qualcuno chieda conto), senza battere ciglio».

Le concessioni Bisonni ne ha anche per la politica: «Ricordo a tutti e, soprattutto alla Regione, che l’acqua è un bene indisponibile, legato a concessione, e temo che l’assessore regionale Rometti, scordandosi di questa delega, estraniandosi in tutta la vicenda concordataria, è riapparso autorizzando legittimamente una concessione temporanea alla Norda prima ancora che il tribunale avesse approvato l’affitto del ramo d’azienda».

Il territorio Ai dirigenti regionali, invece, «ricordo che fin dal 2007 il Comune di San Gemini chiedeva di specificare e dettagliare gli investimenti, le garanzie occupazionali e di sviluppo sia per lo stabilimento che per il territorio, visto il parere chiesto al Comune per il rinnovo delle concessioni». Tutto sarebbe stato «totalmente ignorato dalla Regione, sia per quanto riguarda il territorio che lo stabilimento industriale e con questi precedenti, lo zelo con cui si è arrivati al passaggio temporaneo delle concessioni a me sembra almeno ingiustificato, forse un approfondimento avrebbe creato una giusta occasione per chiedere chiarimenti per un progetto industriale».

Norda Ai nuovi proprietari, ai quali l’assessore muove l’accusa di «devastazione della struttura tecnica, logistica e di marketing», Bisonni chiede «di non dare l’impressione che l’acquisizione della Sangemini serva ad abbassare i costi di gestione delle sue fabbriche», ma anche «come mai, con ulteriori cinque marchi da commercializzare, non serva potenziare la rete vendite».

La pace sociale Per «tre o quattro persone da mettere in cassa integrazione – rincara la dose l’assessore – valeva la pena rinunciare alla pace sociale? Ecco perché a Norda chiedo un piano sociale per gestire al meglio i prepensionabili, ma chiedo soprattutto chiarezza e un piano industriale e di marketing degno di questo nome. Il territorio offre cento ettari di permessi di ricerche, cinque marchi, tre dei quali di livello nazionale, maestranze competenti e motivate e una grande voglia di tutto il territorio di parlare dello sviluppo dei marchi e del territorio». Secondo Bisonni, si tratta «del mix giusto, se non ci sono obiettivi speculativi, per chi vuole fare impresa».

Tavolo di crisi Tanto che «come assessore dello sviluppo economico del Comune di San Gemini, chiedo urgentemente all’assessore Riommi l’attivazione del tavolo di crisi, perché solo una discussione sul piano industriale ci permetterà di conoscere, strategie, risorse e programmi produttivi e commerciali per ogni singolo marchio».

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