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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 08:06

Coronavirus e terremoto, si ferma il cantiere della basilica di San Benedetto

Paolucci e Bravi della Cgil: «Lavoratori delle ditte di ricostruzione post sisma sono tornati a casa»

Piazza San Benedetto - 20 maggio 2019 (foto Fabrizi)

di Chia. Fa.

L’emergenza coronavirus ferma il cantiere della basilica di San Benedetto di Norcia, mentre dalla Cgil dicono «che i lavoratori di fuori regione delle poche aziende edili impegnate nel cratere del terremoto sono tornati a casa».

Si ferma il cantiere di San Benedetto L’emergenza coronavirus blocca la ricostruzione post sisma a cominciare dal cantiere simbolo, quello della basilica. Raggiunta telefonicamente da Umbria24, la soprintendente Marica Mercalli ha confermato che «il recupero delle macerie di San Benedetto si è fermato, con le ditte che ci hanno detto che non potevano assicurare la sicurezza sul lavoro dei propri addetti. Anche noi – va avanti Mercalli – avevamo ripreso il lavoro di selezione dei resti della basilica presenti nel nostro deposito sulla piana di Santa Scolastica di Norcia, con l’intenzione di fare spazio alle altre macerie che avrebbero dovuto essere trasportate lì, ma ci siamo fermati».

Stop anche ai restauri a Santo Chiodo Come da previsto da provvedimenti del governo e ministeriali, la soprintendenza sta garantendo con la turnazione la presenza di funzionari negli uffici per la gestione di eventuali emergenze, per il resto ha attivato lo smart working come molte altre amministrazioni pubbliche. «Sospesa l’attività di restauro al deposito di Santo Chiodo a Spoleto», si tratta dell’ospedale dei beni culturali feriti dal terremoto, dove è custodito il tesoro delle chiese della Valnerina.

«Operai tornati a casa» Sullo stop scattato nel cratere a seguito dell’emergenza coronavirus è intervenuto il segretario regionale della Fillea-Cgil, Augusto Paolucci, insieme al collega dello Spi-Cgil, Mario Bravi, evidenziando che in base «al decreto le attività edilizie, e quindi anche quelle della ricostruzione post sisma, non sono bloccate», ma la realtà è «che le poche aziende impegnate nella ricostruzione si sono fermate, coi lavoratori di fuori regione tornati a casa». Il sindacalista del comparto edile chiede, quindi,, che «vengano applicati i protocolli di sicurezza per evitare che i cantieri del terremoto si fermino del tutto», mentre ai «lavoratori di quelle aziende costrette a richiedere la cassa integrazione Inps deve garantire il pagamento diretto, anticipato e mensile: solo così – sostiene Paolucci – si può mantenere la speranza di garantire la ricostruzione, tutelando lavoro e imprese, ma anche evitando che il coronavirus cancelli le poche imprese edili rimaste in Umbria».

@chilodice

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