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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 06:53

Regioni chiedono riaperture del commercio dall’11 ma governo dice no: «Incomprensibile»

Boccia prende tempo: ipotesi più probabile ripartenza dal 18. Sindacati: «Impegno Regione per documento comune»

Negozio di abbigliamento L'Arca in protesta

di Daniele Bovi

Al termine di una lunga giornata l’ipotesi rimane sempre quella emersa negli ultimi giorni: categorie come bar, ristoranti e parrucchieri potrebbero riaprire in Umbria e in altre regioni meno colpite dal virus a partire dal 18, mentre c’è un piccolo spiraglio per la possibilità che il commercio al dettaglio rialzi le saracinesche dall’11 o dal 12. Giovedì la giornata è iniziata con la Conferenza delle Regioni durante la quale i presidenti, tra gli altri temi, hanno posto sul tavolo la richiesta a Palazzo Chigi di riaprire da lunedì il commercio al dettaglio (come richiesto dall’Umbria nel suo piano), dando poi la possibilità di gestire il resto delle riaperture dal 18 con le ordinanze. Un’ipotesi sulla quale nel pomeriggio, al termine della videoconferenza tra i presidenti e Francesco Boccia, il ministro per gli Affari regionali si è preso un paio di giorni di tempo per parlare con il premier Conte.

MESSE DAL 18: LE REGOLE

Le ipotesi La linea del governo, ribadita da Boccia, rimane sempre quella di aspettare il 18: a partire dall’11, come ha ribadito il ministro ai presidenti in apertura, si farà un’analisi dei dati relativi al contagio e, sulla base dei risultati, differenziazioni a livello territoriale saranno possibili dalla settimana seguente. Un calendario che a molti presidenti non piace: «Non comprendiamo – ha sottolineato la presidente Donatella Tesei – il diniego alla nostra richiesta trincerandosi dietro la mancanza di protocolli di sicurezza Inail ancora da perfezionare. Questo può essere comprensibile per altri comparti, ma nel caso del commercio al dettaglio basterebbe adeguarsi alle misure adottate per le attività già aperte, così come accade, ad esempio, per l’alimentare e gli articoli per i bambini». Che differenza c’è – ha fatto notare in sintesi Tesei a Boccia durante la riunione – tra un paio di scarpe da adulti e uno da bambini?

Il documento «I motivi per cui gli altri settori del commercio al dettaglio debbano rimanere chiusi – ha aggiunto – rimangono difficili da comprendere ed è ancor più complesso spiegarlo ai commercianti ormai costretti allo stop da 2 mesi». Per Stefano Fedriga, il leghista presidente del Friuli, l’apertura di Boccia sul commercio al dettaglio «è positiva»: «Chiediamo – ha detto – che le linee guida per la riapertura del commercio al dettaglio siano pronte entro domenica per poter riaprire da lunedì. Viceversa temo che ci sia un forte rischio per la tenuta sociale». E così al termine della riunione, i presidenti all’unanimità hanno chiesto al premier un nuovo Dpcm entro il 17 «per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attività».

Le posizioni Secondo le Regioni, che esprimono anche soddisfazione per l’andamento dei dati dell’epidemia, «c’è il rischio che una sospensione prolungata delle attività economiche non contemplate nel decreto metta fortemente a rischio la sopravvivenza di migliaia di attività economiche, determinanti per le diverse economie regionali e per la tenuta del tessuto sociale del paese». Tuttavia alcune regioni guidate dal centrosinistra, come Marche e Lazio, si attestano sulla linea del governo e si dicono sostanzialmente pronte a ripartire dal 18. Quanto ai sindaci, i Comuni per bocca del sindaco di Bari e presidente dell’Associazione nazionale Comuni Antonio Decaro, hanno concordato con l’impostazione del ministro Boccia sulle riaperture e rinunciato anche a loro poteri e prerogative per rispettare le linee guida nazionali.

Accordo coi sindacati A tarda sera giovedì si è poi concluso l’incontro tra la presidente della Regione, Donatella Tesei, sindacati e associazioni datoriali a livello regionale con l’impegno a lavorare ad un documento comune che chiarisca rapidamente modalità e strumenti per concretizzare “il vantaggio dell’Umbria” e consentire una ripartenza con il massimo rigore. «La discussione si è concentrata sulla lettera che nei giorni scorsi abbiamo inviato alla presidente e al magnifico rettore per segnalare le criticità riscontrate dai nostri delegati e rappresentanti per la sicurezza nelle varie realtà produttive ripartite – affermano Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Claudio Bendini, segretari di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria – tra queste in particolare c’è una scarsa diffusione della rilevazione della temperatura con termoscanner e la totale assenza di test sierologici sui lavoratori. A fronte della nostra segnalazione – continuano i tre segretari – la presidente Tesi ha osservato che le linee guida elaborate su indicazione del Comitato tecnico scientifico dell’Università di Perugia e condivise lo scorso 24 aprile con sindacati e associazioni di impresa, non sono vincolanti, tuttavia ha anche rimarcato che esse rappresentano una condizione essenziale per candidare l’Umbria ad una ripartenza anticipata rispetto ad altre regioni a partire dal 18 maggio».

Sindacati: «Imprese divise» Sul tema la posizione delle imprese non è univoca. «Infatti – riferiscono ancora Sgalla, Manzotti e Bendini – mentre Confindustria, pur chiedendo chiarimenti su modalità e procedure, ha sostanzialmente dato disponibilità per le proprie imprese a garantire il rispetto dei punti concordati, le associazioni artigiane e del commercio hanno sollevato la criticità dei costi aggiuntivi per le imprese. A fronte di questa retromarcia rispetto a quanto concordato pochi giorni fa, Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto alla presidente un intervento in tre direzioni: chiarezza sulla gestione dei test sierologici, a partire dalla insindacabile volontarietà del lavoratore, e sul controllo pubblico attraverso il sistema sanitario regionale, coadiuvato dai laboratori privati; pianificazione di un percorso per il trattamento di eventuali casi positivi al test, nel pieno rispetto della privacy; stanziamenti di risorse regionali dedicate». La riunione si è conclusa con l’impegno da parte della presidente Tesei ad inviare in tempi rapidi un documento a tutte le parti che definisca questi aspetti.

Twitter @DanieleBovi

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