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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 23:35

Recovery, critiche all’Umbria: «È un libro dei sogni fuori traccia, sarà bocciato e darete la colpa al Governo»

Sgalla: «Una occasione persa. Dovevamo essere prima Regione green». Centrosinistra: «Conti economici sopravvalutati»

Una vista del polo chimico

di Maurizio Troccoli

«Bisognava progettare l’Umbria del post pandemia, come la prima regione green d’Italia, e invece si sono messi a scrivere il libro dei sogni che avevano da ragazzi. Con il risultato che sarà bocciato dal Governo. A cui poi daranno la colpa di una occasione irripetibile andata perduta». Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil riassume così quanto compiuto dalla giunta umbra per cogliere, «o perdere», le opportunità del Recovery plan. Il giorno dopo della presentazione del documento sono diverse e da più direzioni le critiche che vengono mosse: e vanno dalla base economica agli investimenti definiti come ‘il libro dei sogni’.

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Critiche Dall’opposizione di centrosinistra emerge che il Recovery Umbro si basa su due falsi presupposti: il primo è che è calcolato sulla presunzione che 60 degli 80 miliardi dati dall’Europa, siano distribuiti alle Regioni. Dimenticando invece che il Recovery è un piano nazionale e quindi semmai sarebbe vero il contrario. Finendo per finanziare – è il ragionamento che viene fatto in casa Pd -, a livello regionale, soltanto quelle opere che hanno carattere nazionale. Il secondo è la percentuale di riparto dei fondi che porta dall’1,5% (riparto codificato) al 3,5 presunto, in modo tale da ficcarci dentro tutto quello che si desidererebbe. Fino a ipotizzare l’edilizia sanitaria, che sembra assente dal piano nazionale, dove con 400 milioni si prevedono un centinaio di cantieri. L’opposizione contesta anche che sfogliando il Pnnr umbro, compare la voce ‘ospedale nuovo di Terni’, come titolo, senza spesa. «Peccato che tutti sanno come, da solo, cubi più dei totali 400 milioni». Di critiche ne vengono mosse anche sulle opere dal Pd: «Si pensa al polo della Grafica a Bastia quando abbiamo le eccellenze a Città di Castello. Resuscitiamo la città del cinema di Terni, che era nell’immaginazione di qualcuno da decenni e ci andiamo a vedere Pomodoro a Terni – ironizzano – con la ciclovia del Tevere, stando a quanto scritto sul distretto dell’arte contemporanea».

Vincenzo Sgalla Cgil

Progetto bocciato Vincenzo Sgalla afferma che il problema per l’Umbria starebbe proprio nel non avere compreso la filosofia di fondo di questa opportunità. «Se una cosa non andava fatta – aggiunge – è proprio quella di dire: tenuto conto di questi soldi ci faccio tutto quello che avrei voluto fare, e ci metto dentro la Fcu e il Nodo di Perugia. Draghi invece proprio questo ha indicato di evitare. Suggerendo un modello di nuovo sviluppo economico, calibrato sulle reali possibilità di un territorio. Per cui non dobbiamo parlare in Umbria di cose stellari, ma ad esempio che la nostra può essere la prima regione a raggiungere obiettivi sull’ecologia e risanamento ambiente con la riconversione industriale».

Cosa andava fatto Rivoluzione verde, per Sgalla, non si traduce solo in industria pulita, ma anche in rapporti di lavoro puliti: «Questa era l’occasione per fare dell’Umbria un territorio in cui il lavoro è con i diritti. In cui si creano i presupposti per tenere fuori la mafia. In cui si parla di ricostruzione post sisma come occasione per fare di quelle aree una occasione di ripopolamento, favorendo modelli e qualità di vita attrattivi, con servizi, diritti, lavoro e bellezza».

Fuori traccia Per il segretario Cgil non è sbagliata soltanto la sostanza ma anche la forma: «Non è stato condiviso nulla con gli altri attori sociali. Ci hanno chiamati il giorno prima in videoconferenza per chiederci: vi piace? Non ha senso. Non deve piacere, deve funzionare. Anche se qualcuno se lo fa piacere perché magari vede inserita la misura che si aspettava per la propria categoria, alla fine il risultato sarà negativo per tutti. Perché il Governo boccerà questo progetto ‘fuori traccia’. E alla fine la Regione darà la colpa al Governo che non ha finanziato il libro dei sogni».

Visione Ma cosa avrebbe voluto vederci scritto, di concreto Sgalla e che non ci ha trovato? «Ripeto: non va fatto l’elenco dei desiderata. Potrei parlare di liberare tutto l’amianto dall’Umbria con lo schema del 110%, di convertire tutta l’archeologia industriale del polo chimico di Terni, di determinare le condizioni per togliere dagli appalti il massimo ribasso, ma non deve essere quello che vuole la Cgil o altri. Doveva essere un progetto di Umbria prima regione green d’Italia, con azioni alla nostra portata, caratterizzandoci come aria più avanzata d’Europa sulla rinascita ecologica».

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