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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 20:45

Recovery, Cia: «Nel Piano umbro diverse lacune e poca concertazione, ma si può migliorare»

Il presidente Bartolini: «Serviva idea di futuro più chiara e in favore dei giovani. I 25 milioni per l’ex centrale a carbone possono generare concorrenza sleale»

Matteo Bartolini

di Dan.Bo.

È una valutazione che mette in evidenza alcune luci e diverse ombre quella che Matteo Bartolini, presidente della Cia Umbria (la Confederazione italiana agricoltori) fa a proposito del Recovery plan umbro, presentato nei giorni scorsi dalla giunta regionale. Bartolini, in primis, sottolinea che non ha funzionato il metodo di partecipazione «che, complice la crisi sanitaria e la difficoltà di organizzare incontri fisici, ha impedito – dice a Umbria24 – un confronto continuo con la Regione». Troppo pochi «tre brevi incontri online che hanno impedito di interpretare al meglio l’opportunità che il Pnrr metteva a nostra disposizione per segnare un radicale cambio di paradigma. Serviva maggiore concertazione pubblica».

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Sviluppo sostenibile Per Bartolini «serviva collegare meglio un nuovo modello economico al rispetto per l’ambiente. Serviva un’idea di futuro più chiara e in favore dei giovani perché queste risorse sono il debito che lasceremo proprio a loro, alle future generazioni. Il tema delle prossime generazioni sono proprio ciò che le linee guida Ue chiedevano esplicitamente». Il presidente della Cia aggiunge poi che il Piano regionale «dovrebbe essere collegato maggiormente agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’Europa ha reso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile una priorità, e da questi sono stati derivati i sei pilastri su cui si poggiano le linee guida per l’utilizzo del Next generation Eu. Una connessione importante, che presuppone una piena coerenza tra le politiche da mettere in campo».

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Biodiversità L’altro tema sottolineato dalla Cia è quello relativo alla biodiversità: «Del tutto assente in questo senso – spiega – il tema della riduzione delle emissioni per il settore agricolo verso un’agricoltura sostenibile prevedendo iniziative per la competitività, la riqualificazione energetica e la capacità logistica del comparto agricolo regionale. In particolare, avremmo gradito vedere interventi che mirano all’efficientamento energetico, all’isolamento termico e alla coibentazione degli immobili adibiti a uso produttivo nel settore agricolo e zootecnico, quest’ultimo responsabile di circa il 50% delle emissioni di gas clima-alteranti». La Cia chiede risorse per alimentare questa riconversione e per «collegare meglio le produzioni locali agricole a un piano per la logistica del comparto agricolo, che si sostanzia in contributi alle aziende per abbassare l’impatto ambientale del sistema dei trasporti, migliorare la capacità di stoccaggio delle materie prime agricole, la capacità logistica dei mercati all’ingrosso e far esprimere il potenziale in termini di export delle piccole e medie imprese agroalimentari umbre».

Cosa va e cosa no Pollice in alto invece per quanto riguarda gli investimenti relativi a infrastrutture irrigue e dissesto idrogeologico, così come per lo sviluppo di filiere innovative come quella delle bioplastiche. A non andare giù al presidente della Cia invece è «l’utilizzo di risorse pubbliche per finanziare imprese come ad esempio la misura di intervento per la riqualificazione dell’ex centrale Enel a carbone. Quel progetto – sostiene – prevede la realizzazione di una serra idroponica di 13 ettari con un costo di realizzazione di oltre 25 milioni di euro, interamente finanziato con risorse pubbliche in favore di un’azienda privata e che potenzialmente creerà una posizione di concorrenza sleale nei confronti delle 28 mila aziende agricole umbre, incapaci la maggior parte di poter competere con questa».

Twitter @DanieleBovi

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