di Chiara Fabrizi
La Regione Umbria ha fin qui speso il 18 per cento delle risorse del Pnrr, che ammontano a 225 milioni, ma che sfiorano quota 300 milioni, perché alcuni investimenti sono sostenuti con altri fondi, come quelli del Pinqua col programma “Vivere l’Umbria” o “Alta Umbria2030”, per ulteriori 68,2 milioni di euro. La fotografia in continuo aggiornamento è fornita da OpenPnrr della Fondazione OpenPolis, che segna 202 progetti gestiti direttamente da Palazzo Donini di cui 145 per la misura salute, che da sola pesa per 229 milioni di euro; altri 42 per le infrastrutture con un tesoretto di 44,4 milioni e 11 per impresa e lavoro su cui si sono scommessi 10,8 milioni. Fanalini di coda la transizione ecologica, con tre interventi per 6,5 milioni, e la digitalizzazione, con un progetto per 2,4 milioni.
Il monitoraggio segnala una trentina abbondante di interventi per i quali è stata spesa una quota compresa tra il 90 e il 100 per cento, sui quali dunque con un anno e mezzo di anticipo sulla scadenza di giugno 2026 si è dato gambe agli investimenti. Prevalentemente si tratta di acquisti di apparecchiature sanitarie, la più rilevante è sicuramente la Pet-Tac per l’ospedale di Perugia da 2,08 milioni di euro, di cui oltre il 99 per cento è stato già speso oppure l’intervento all’ospedale di Terni dove con 2,67 milioni di euro sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione e ampliamento del reparto di Malattie infettive, dotandolo di otto nuovi posti letto per la Terapia intensiva, con relativa acquisizione delle attrezzature necessarie: in questo caso il progetto è a uno stato di avanzamento del 96,3 per cento.
Tra le trentina di interventi quasi completati, però, una ventina circa non superano i 200 mila euro, e si tratta anche in questo caso di apparecchiature per gli ospedali: si va da una serie di ecotomografi ed ecografi fino ai cantieri edili per le Centrali operative territoriali di via XIV Settembre a Perugia e di via Manna a Spoleto, mentre quella di via Bramante a Terni e di via Vasari a Città di Castello sono un po’ più indietro, coi pagamenti che si attestano in entrambi i territori a circa il 75 per cento. A buon punto, cioè al 96 per cento, anche l’adeguamento all’attività semintensiva di quattro posti letto di Pneumologia e sei posti letti di area medica dell’ospedale di Perugia, che cubano 244 mila euro.
Ci sono poi, come detto, una dozzina di interventi al palo. Anche in questo caso nella maggior parte dei casi si tratta dell’acquisto di macchinari per gli ospedali, prevalentemente di natura radiologica, quindi risonanze magnetiche, angiografi, tomografia assiale, destinate a Perugia, Branca, Spoleto, Città di Castello, Assisi, Narni-Amelia, Umbertide e carcere di Maiano. Risultano fermi, poi, anche due interventi del capitolo infrastrutture: il primo da 6,4 milioni di euro per il rinnovo della flotta ferroviaria e l’altro da 5,1 milioni atteso sulla stradale 397 di Montemolino per il consolidamento statico e sismico del ponte sul Tevere anche a seguito del dissesto idrogeologico del 2012. Nessun pagamento compiuto, quindi pratica ferma, anche per la ex Galvanica Clerissi di Corciano, dove con 400 mila euro è stato finanziato il piano di caratterizzazione del suolo e delle acque per analisi rischio di messa in sicurezza e piano di bonifica previa demolizione degli edifici abbandonati.
Fuori dal perimetro degli investimenti in sanità vanno segnalati i cantiere per convertire sia l’ex scuola di Selci che l’ex scuola Corpo sano, entrambi a San Giustino, in alloggi di edilizia residenziale sociale con uno stato d’avanzamento che in base ai pagamenti è al 31 per cento a fronte di progetti dal valore, rispettivamente, di 417 mila euro e 501 mila euro. Appena indietro la riqualificazione della stazione di Ramazzano (Perugia) affidata all’Ater che vale 733 mila euro di cui il 27 per cento versato all’impresa. Analogo lo stato di avanzamento del complesso residenziale di Santo Spirito a Gubbio da 772 mila euro e pure la manutenzione evolutiva del sistema informativo di Arpal (agenzia regionale per le politiche attive del lavoro) da 814 mila euro.
