Foto di Kris Atomic su Unsplash

Un tempo l’artigiano era colui che si presentava alla porta con la cassetta degli attrezzi. Oggi potrebbe arrivare in Uber, creare un sito web, sistemare unghie o sopracciglia e inviare la fattura dal cellulare prima di andarsene. È l’immagine con cui Unioncamere e InfoCamere descrivono il passaggio da un artigianato di bottega a uno più digitale e urbano, capace di rispondere a nuovi bisogni e modelli di consumo.

Tra il 2022 e il 2024 in Italia gli estetisti sono aumentati del 7,7%, i tassisti del 5,8% e gli specialisti Ict del 5,4%. A perdere terreno, invece, sono i mestieri più tradizionali: falegnami (-7,1%), imbianchini (-8,5%) e trasportatori (-1,7%). Una trasformazione che riflette il mutamento dei consumi, sempre più orientati al benessere e alla personalizzazione, e che in alcune regioni procede a velocità diverse.

Anche l’Umbria partecipa a questa evoluzione, ma con maggiore lentezza e fragilità. Secondo un’elaborazione su dati Unioncamere-InfoCamere curata dalla Camera di commercio dell’Umbria, nel biennio 2022-2024 gli artigiani estetisti sono passati da 579 a 615 (+6,2%), i tassisti da 78 a 80 (+2,6%) e i serramentisti da 281 a 312 (+11%).

In calo, invece, falegnami (da 279 a 263, -5,7%) ed elettricisti (da 862 a 820, -4,9%), due professioni simbolo dell’artigianato tradizionale. Crescono invece, contro la tendenza nazionale, i trasportatori (+5,1% in Umbria contro +1,7% in Italia).

Il quadro complessivo resta però in chiaroscuro: dal 2015 al 2024 le imprese artigiane umbre sono scese da 21.948 a 19.365 (-11,8%), un calo più accentuato rispetto alla media nazionale (-8,5%). Rispetto al 2019 la contrazione è del 5,4%, contro il 3,5% italiano. Un andamento che riflette la difficoltà strutturale del sistema produttivo regionale nell’adattarsi a un contesto dove innovazione e specializzazione sono ormai indispensabili.

Il ritardo più evidente emerge sul fronte digitale. A livello nazionale le imprese artigiane dell’Ict sono cresciute del 5,4%, ma in Umbria sono rimaste ferme: erano cinque nel 2022 e tali sono rimaste due anni dopo. Un dato che sintetizza il divario nella transizione tecnologica e nella digitalizzazione dei processi produttivi.

Anche in altri comparti la regione mostra un passo più corto: i serramentisti crescono in Italia del 39,9% contro l’11% umbro, i tassisti del 7,2% nel Paese e del 2,6% in regione. Il nuovo artigianato umbro c’è, ma procede lentamente, frenato da difficoltà di investimento e da un ricambio generazionale ancora debole.

Secondo Unioncamere e InfoCamere, a sostenere l’artigianato italiano sono soprattutto donne, giovani e imprenditori stranieri. Le imprese femminili crescono tra estetisti (+11%) e tassisti (+14,8%), gli under 35 trainano i settori digitali (+15,6% per gli specialisti Ict) e gli imprenditori stranieri mostrano una forte vitalità (+29% tra gli specialisti Ict e +28% tra i tassisti).

Il segnale è chiaro: il futuro del lavoro artigiano passa dal rinnovamento anagrafico e culturale, dalla contaminazione di competenze e dall’ingresso di nuove visioni imprenditoriali.

«I dati confermano che l’Umbria soffre più di altre regioni la contrazione dell’artigianato, e questo deve interrogarci con grande serietà» commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria. «Non parliamo solo di numeri, ma di un intero modello produttivo che fatica a rinnovarsi. Troppi piccoli imprenditori restano soli, senza un adeguato supporto nella transizione digitale e senza accesso agevole a strumenti finanziari o reti di collaborazione. È una fragilità che non riguarda la qualità del lavoro artigiano, che in Umbria resta altissima, ma la difficoltà di adattarsi a un mercato in cui tecnologia, formazione e competenze nuove sono ormai imprescindibili». Per Mencaroni serve «un impegno strutturale delle istituzioni: non bastano incentivi episodici, servono percorsi di accompagnamento continui, politiche industriali che premino l’innovazione, la formazione tecnica e il ricambio generazionale». L’artigianato, conclude, «non è solo un pilastro economico ma anche una componente culturale dell’identità regionale. Custodisce saperi, tradizioni e un rapporto diretto con la qualità del prodotto che non può essere sostituito. Senza un artigianato forte, l’Umbria perderebbe un pezzo della sua anima produttiva e civile».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.