di Chiara Fabrizi

Il Pil dell’Umbria nel 2026 dovrebbe crescere di un modesto 0,7 per cento ed è l’unica previsione appena confortante tra quelle presentate giovedì mattina da Michele Carloni, presidente di Cna, ed elaborate dalla ricercatrice Rita Canu del Centro studi Sintesi. Sì, perché per l’anno al via si stimano consumi ancora molto deboli, con una variazione positiva di appena lo 0,4 per cento, mentre l’occupazione si prevede resti stabile, segnando un incremento impercettibile dello 0,1 per cento. In arrivo, invece, un’altra flessione importante per l’export umbro, che già quest’anno ha iniziato a incassare il colpo dei dazi introdotti dagli Stati Uniti: nel 2026 secondo l’analisi di Sintesi e Cna le esportazioni potrebbero contrarsi di un ulteriore 3,8 per cento. Sullo sfondo resta la conclusione degli investimenti del Pnrr, attesa per il secondo semestre 2026, e quindi il contraccolpo sulle costruzioni, che fa paura. «Già da mesi insistiamo con la Regione affinché intervenga a sostegno dello sviluppo economico dell’Umbria, soprattutto per favorire la diversificazione dei mercati esteri», ha detto giovedì mattina Carloni, spiegando che «tra pochi giorni è attesa l’approvazione del piano di riprogrammazione dei fondi strutturali residui del settennato 2021-2027 e confidiamo che quelle risorse vengano impiegate per mettere a terra misure realmente efficaci alla crescita delle imprese umbre».

A presentare il Quadro economico dell’Umbria con le previsioni per il 2026 è stata Canu, secondo cui dall’analisi emerge «un’economia umbra che mantiene segnali di crescita, ma ha davanti sfide significative». In particolare, sulla crescita del Pil stimata per il prossimo anno allo 0,7 per cento, l’esperta ha parlato di un incremento «modesto che rispecchia il contesto nazionale e internazionale segnato da grande incertezza». Se sul futuro la nebbia è ancora fitta, a voltarsi indietro, riavvolgendo il nastro fino al 2019, la ricercatrice sottolinea che «l’Umbria ha recuperato il terreno perso, attestandosi a livelli anche superiori a quelli pre Covid», perché «secondo le ultime stime il 2025 per l’Umbria si chiude con un valore reale del Pil superiore di 3,2 punti percentuali a quello del 2019».

Canu ha poi evidenziato «la cautela che continua a contraddistinguere i consumi delle famiglie», che per il 2026 dovrebbe crescere di appena lo 0,4 per cento, a un ritmo anche inferiore della previsione nazionale +0,6 per cento: «I consumi vanno tenuti sotto stretta osservazione, perché – ha sottolineato l’esperta – rappresentano il 60 per cento del Pil». E in questo senso va rilevato che la crescita dei consumi in Umbria per l’anno che volge al termine dovrebbe chiudersi con +0,6 per cento, mentre in Italia il ritmo è stato molto differente, con la stima che segna +1,5 per cento; tant’è che l’Umbria a fine anno dovrebbe superare di poco il livello dei consumi pre pandemia. Non conforta, quindi, la linea tirata dalla ricercatrice sull’inflazione che qui tra gennaio e ottobre 2025 ha fatto registrare un altro +1,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma l’incremento raggiunge il 2,5 per cento se si considera l’andamento dei prezzi in Umbria tra il 2023 e il 2025, facendo una media sempre riferita al periodo gennaio-ottobre, con un picco del 6 per cento per servizi ricettivi e ristorazione, mentre la diminuzione più rilevante si registra nel comparto delle comunicazione, che segna -10,4 per cento.

Un’altra nota dolente, che fa il paio con previsioni economiche definite «asfittiche» da Carloni, è l’occupazione, che per il 2026 dovrebbe di fatto restare stabile, a fronte di una variazione stimata al +0,1 per cento. In questo caso, però, Canu sottolinea come «il primo semestre del 2025 abbia fatto rilevare un incremento dell’1,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024, con una crescita che sale al 5,3 per cento e vale quasi 18.700 posti di lavoro sul primo semestre del 2019». In questo quadro, però, va segnalato che a trainare dal 2019 è stato soprattutto il comparto costruzioni, con un’impennata degli occupati del 33 per cento, complice il Superbonus, il Pnrr e anche la ricostruzione post sisma. In questo quadro, va segnalato che sul fronte degli investimenti le previsioni segnano +0,8 per cento per l’Umbria, una variazione appena superiore a quella nazionale, che si attesa al +0,7 per cento, ma che rappresenta un rallentamento rispetto al 2025, quando la crescita degli investimenti dovrebbe chiudersi a +3,7 per cento.

A sorridere davvero in Umbria è quindi soltanto il turismo che continua a crescere: nel periodo gennaio-settembre 2025, invece, si è registrata una crescita del 10 per cento delle presenze (pernottamenti) sullo stesso periodo del 2024, che schizza a +27 per cento se il confronto lo si fa col periodo gennaio-settembre 2019, a conferma ulteriore di come il comparto abbia superato marcatamente i livelli pre Covid. «I dati nel loro complesso non ci fanno dormire sonni tranquilli», ha detto Carloni, secondo cui il quadro economico tracciato da Sintesi per il 2026 dell’Umbria «evidenzia una crescita molto blanda, dopo anni in cui il territorio è cresciuto a ritmi ben al di sotto della media del Paese».

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