di Daniele Bovi

Sarà un 2024 caratterizzato da una crescita in rallentamento quello che si aprirà in Umbria a breve. A dirlo è lo Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno che martedì ha presentato l’edizione 2023 del suo Rapporto.

Pil Stando ai numeri della ricerca, quest’anno si parla di una variazione del Pil dello 0,5 per cento mentre per il 2024 l’Umbria dovrebbe fermarsi a un +0,3 per cento. In entrambi i casi si tratta di percentuali inferiori alla media delle regioni del Centro (+0,7 nel 2023 e +0,5 nel 2024) e dell’Italia nel suo complesso (+0,7 sia per quest’anno che per il prossimo).

Indebolimento Al di là dei numeri, che andranno in caso confermati nei prossimi mesi, le previsioni di Svimez coincidono con quelle della filiale di Perugia di Bankitalia che, nelle settimane scorse, presentando l’aggiornamento congiunturale sull’economia regionale ha parlato di un quadro in cui prevalgono «i toni del grigio» e di un «progressivo indebolimento» dell’attività economica umbra in atto dalla metà dello scorso anno.

Le performance Nel Rapporto vengono anche riportare le performance degli anni passati: tra il 2008 e il 2014 l’Umbria ha perso oltre 17 punti di Pil, il doppio della media nazionale, mentre tra 2015 e 2019 la crescita è stata sostanzialmente in linea con il resto del paese (5,3 per cento). Nel 2020 invece, quando il Covid si è abbattuto anche sull’Umbria, la flessione è stata del 10 per cento, con un recupero tra 2021 e 2022 del 13,9 per cento, due punti in più rispetto alla media.

Il Pnrr Centrale per lo Svimez sarà l’attuazione del Pnrr: «Senza il Pnrr – è detto nel rapporto – avremmo un Paese sostanzialmente in recessione e un Sud con una recessione più forte che nel resto del Paese. Quello che mantiene la crescita del Paese è l’attuazione del Pnrr». Secondo i calcoli presentati martedì senza Pnrr il Pil del Mezzogiorno calerebbe dello 0,6 per cento nel 2024 e dello 0,7 per cento nel 2025. Anche il Centro-Nord beneficia dello stimolo, grazie al quale l’area evita una sostanziale stagnazione nel biennio. Per ora la quota di progetti messi a bando, tuttavia, si ferma al 31 per cento al Mezzogiorno rispetto al 60 per cento del Centro-Nord. Anche la capacità di procedere all’aggiudicazione presenta significative differenze territoriali: 67 per cento al Mezzogiorno, 91 per cento al Centro-Nord.

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