di Dan. Bo.

L’ultima delle regioni del centro-nord o, se si vuole, la prima del centro-sud. I numeri sui conti economici territoriali pubblicati lunedì dall’Istat non fanno che confermare l’immagine di un’Umbria di mezzo, a metà strada tra nord e sud. Una regione con un Pil per abitante che, benché in crescita di 400 euro rispetto al 2011, rimane lontano dalla media nazionale (24.400 euro contro 26.700), da quella del centro Italia (29.400 euro) e lontanissima da quella del nord-ovest (33.500 euro). E la forbice si allarga: dai duemila euro di differenza del 2011 ai 2.300 del 2013 per quanto riguarda la media nazionale; da 4.200 a cinquemila euro rispetto alle restanti regioni del centro. Al palo anche i consumi: 15.700 euro quelli per abitante contro una media nazionale pari a 16.300 euro. Inferiore rispetto alla media nazionale anche il reddito medio da lavoro dipendente: 32.700 euro contro 36 mila della media nazionale.

I dati Numeri ai quali si accompagna anche un’occupazione scesa dell’1,5%. Sensibilmente inferiore al resto del Paese è poi il valore aggiunto per abitante: circa 21 mila euro in provincia di Perugia e 20 mila in quella di Terni contro una media pari a 24.200 euro. Una regione, l’Umbria, dove il 62% del valore aggiunto complessivo viene generato dai servizi, di cui il 27% proveniente dai servizi finanziari, immobiliari e professionali; l’industria invece vale il 18,8%, l’agricoltura il 2,8% e le costruzioni il 5,8%. «In tutte queste voci – commenta il segretario regionale della Cgil Mario Bravi – l’Umbria viene risucchiata nella parte arretrata del paese, che vede le regioni meridionali sempre più distanti da quelle del centro-nord».

Cgil «La situazione – aggiunge – impone un pessimismo realistico, contro l’ottimismo di maniera che ultimamente sembra tornato in voga. Ribadiamo per l’ennesima volta l’assoluta necessità di dare corpo e gambe ad un piano del lavoro per l’Umbria che riattivi l’occupazione, risollevi i redditi e di conseguenza faccia ripartire i consumi. In questa ottica sarà fondamentale utilizzare in maniera oculata e selettiva i fondi europei disponibili, attivare una volta per tutte l’accordo di programma per la fascia appenninica, e dare seguito al riconoscimento di Terni-Narni come area di crisi complessa. L’alternativa è un continuo declino che sembra non trovare fine».

Prc Di «dati drammatici» parla invece Enrico Flamini, segretario regionale del Prc: «Le politiche di rigore ed austerità messe in campo da Renzi e dal governo delle larghe intese – dice -, che proseguono quelle di Berlusconi, Monti e Letta, incidono pesantemente sulla situazione della nostra regione». Flamini ribadisce che il Documento annuale di programmazione così come concepito dalla giunta regionale è inadeguato e chiede che «si apra la ‘vertenza Umbria» contro Renzi e la definizione di un piano regionale del lavoro». «Per questo stiamo lavorando alla definizione dell’”altro Dap” e a una serie di proposte concrete che si pongono l’obiettivo di costruire misure di governo contro la crisi ed alternative al renzismo in salsa umbra, proposte che offriremo alla discussione e alla partecipazione delle forze politiche e sociali della sinistra umbra».

Twitter @DanieleBovi

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