Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 21:59

Piccole e medie aziende chiedono altri 2 Its in Umbria. Opposizione: «La Regione non ascolta e ne lascia solo uno»

Chiedono di replicare il modello dell’alta formazione tecnica con ulteriori fondazioni. Bori: «La delibera Fioroni  blocca opportunità per giovani»

Passare dagli attuali 150 diplomati negli Its, l’alta formazione tecnica post diploma, ad almeno 600 in Umbria, con altri due istituti. E’ quanto chiedono diverse associazioni di categoria in un documento comune nel quale indicano due opportunità di finanziamento, la prima con il Pnnr e la seconda con i fondi Fse. Combinandoli in maniera efficace, si potrebbe persino raggiungere il numero di 1000 specializzati laureati nel settore dell’alta tecnica e teecnologia, cioè quello che farebbe fare uno scatto significativo alle imprese di casa nostra.

Le 9 associazioni di impresa «Istruzione tecnica superiore e riforma del sistema della formazione professionale: è da qui che passano le maggiori chances di crescita delle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro. E questo è il momento giusto per agire». Ad affermarlo sono 9 associazioni d’impresa (Cna, Confartigianato, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop, Coldiretti e Cia), che al riguardo hanno inviato un’istanza specifica alla Regione dell’Umbria. «Solo un aumento delle competenze professionali di imprenditori, lavoratori ma anche di giovani disoccupati sarebbe in grado di farci superare anche le più ottimistiche previsioni di crescita per il 2022/2023. Che quello della formazione tecnica superiore sia un asset fondamentale per la crescita lo ha già intuito il governo nazionale che, non a caso, su questo capitolo ha appostato sul Pnrr circa 1,5 miliardi di euro, cinque volte le risorse attuali, prevedendo di arrivare a 20mila diplomati annuali contro i 5mila di oggi». Numeri, peraltro, ancora largamente inferiori a quelli di altri paesi europei anche per quanto riguarda i ragazzi che frequentano queste scuole post-diploma, che sono 750mila in Germania, 530mila in Francia, 400mila in Spagna, 270mila nel Regno Unito contro i circa 16mila dell’Italia. «Da un lato  – continuano le associazioni di categoria – una nuova amministrazione regionale, dall’altro la necessità di individuare i percorsi migliori per facilitare la ripresa. In mezzo ci sono le risorse del Pnrr e quelle della programmazione del fondo sociale europeo (Fse) per il periodo 2021/2027. In teoria siamo di fronte alle condizioni ideali per rafforzare l’offerta di formazione tecnica superiore, andando ad aumentare il numero degli Its con una forte diversificazione degli indirizzi esistenti. Pensiamo a due nuove fondazioni, ma il loro numero potrebbe tranquillamente aumentare per riuscire a garantire risposte certe alle domande di maggiori competenze professionali provenienti dal mondo delle imprese, anche delle più piccole. Sulla base delle stime e delle risorse governative, l’Umbria potrebbe passare dagli attuali 150  ad almeno 600 diplomati ogni anno. Ma per spingere ancora di più sulla crescita si potrebbe pensare anche a risorse aggiuntive provenienti dal Fse eventualmente rese disponibili dalla Regione, per arrivare a diplomare un migliaio di ragazzi all’anno.

Opposizione Secondo il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Tommaso Bori, la Regione Umbria va in direzione esattamente opposta a quella indicata dai rappresentanti degli operatori economici: «La scelta compiuta dalla Giunta Regionale in tema di formazione post diploma, approvata con delibera lo scorso 21 luglio, su proposta dell’assessore Michele Fioroni, e pubblicata ieri sul Bur, – scrive in una nota – disattende completamente l’appello lanciato dalle 9 associazioni. «Sulla base dell’atto approvato – sottolinea il Consigliere Dem – non si prevede alcuna possibilità di ampliare l’offerta formativa attraverso la costituzione e il riconoscimento di Nuove fondazioni Its e si sceglie di destinare tutte le aree formative, ad eccezione di quelle sulla mobilità sostenibile, alla sola a Fondazione Its Umbria Made in Italy». La volontà di congelare la situazione esistente, espressa dall’assessore Fioroni, – prosegue Bori – appare davvero incomprensibile se pensiamo che solo l’Umbria, insieme al Molise, ha un solo Istituto tecnico superiore, e che la tendenza nelle altre regioni italiane, è quella di aumentarne comunque il numero, le specializzazioni e la diffusione sul territorio. Per queste motivazioni crediamo che aver ignorato le istanze provenienti dalle associazioni di categoria metta la Giunta regionale davanti ad una grave responsabilità politica, ovvero quella di bloccare il processo di sviluppo di uno dei pochi strumenti che ha dimostrato, con i numeri e i risultati conseguiti, di saper davvero facilitare il riavvicinamento dei giovani, in particolare i neet, al mondo del lavoro. Riteniamo dunque doveroso riportare questa discussione all’interno delle istituzioni regionali – conclude Bori – attraverso una mozione consiliare di cui annunciamo fin d’ora la presentazione».

I commenti sono chiusi.