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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 13:07

Piano Ast, Regione e Mise sotto pressione: entro il 2023 nuovo forno a idrogeno

Investimento da 1 mld vincolato ad Accordo di programma: Arvedi alle istituzioni scandisce i tempi, Uilm e Fim incalzano il Governo

di Mar.Ros.

Non si è aperto fino in fondo con i sindacati e la stampa, dato anche il tempo limitato dettato dalla frenetica agenda del primo aprile scorso ma è ovvio che, vincolando l’investimento da un miliardo al cosiddetto Accordo di programma, non solo il cavaliere Arvedi ha bene impresso nella mente l’ordine cronologico col quale apportare la propria rivoluzione nella fabbrica ternana degli acciai speciali ma l’ha anche dettagliato alle istituzioni locali e, da quanto si apprende, i tempi sarebbero anche piuttosto stretti.

Un miliardo in cinque anni Di quinquennio del resto si era già parlato e se infatti il 2022 sarà esclusivamente dedicato a manutenzione ed efficientamento degli impianti esistenti, il prossimo non solo vedrà l’attivazione di un nuovo forno per il via all’incremento della produzione da laminazione a caldo, ma questo dovrà prevedere l’alimentazione combinata idrogeno-metano, segno che per un intervento su quello che è considerato il vettore energetico del futuro, studi, sperimentazioni e applicazioni vanno senz’altro accelerati. Il nuovo forno di Lac ad ogni modo, è un investimento del quale si parlava già ai tempi dell’ex Ad Massimiliano Burelli, per contravvenire a quella richiesta di efficienza e profittabilità che la nuova proprietà ricerca. Il 2024, nello schema Arvedi, dovrebbe invece essere l’anno di installazione della nuova linea di decapaggio, laminazione e ricottura per acciaio inossidabile, il 2025 invece sarà sfruttato per l’installazione di un nuovo laminatoio a freddo Sendzimir e la nuova linea di ricottura brillante sempre predisposti per il funzionamento a idrogeno. A chiudere il cerchio dei cinque anni sarà il 2026 quando si metterà mano al capannone da 50mila mq coperti per il nuovo complesso di finitura per acciaio magnetico, destinato a rappresentare anche il simbolo dell’integrazione con le produzioni di Cremona, perché è proprio nell’acciaieria lombarda che verrà effettivamente fusa la lega.

Accordo di programma In soli due mesi dal suo arrivo tanto atteso insomma, il cavaliere ha messo le istituzioni spalle al muro, ma è piuttosto evidente che queste conoscessero già buona parte delle intenzioni di Arvedi. Già prima dell’ultimo Natale, a Palazzo Gazzoli, la gorvernatrice Tesei si era lasciata scappare diversi particolari su quello che sarebbe stato il piano per Ast e tra i vertici della società cremonese c’è anche una certa fiducia sulla buona riuscita delle proprie iniziative: la linea politica comune che ‘Lega’ il sindaco di Terni Latini, la presidente Tesei e il ministro Giorgetti, pare sia già da tempo garanzia di interlocuzioni costanti e trasparenti. E poi si sa che sono tutti orgogliosi di avere un imprenditore italiano intenzionato a investire ancora nel proprio Paese. Lo stesso che di Ast ha detto essere reduce da un lungo periodo di intorpidimento. Non sfugge a questo proposito che Thyssenkrupp aveva annunciato da tempo il disinteresse per il business dell’inox e la volontà di vendere quindi è evidente che negli ultimi tempi abbia investito il minimo indispensabile per far marciare la fabbrica e limitare le perdite, con altalene di profitto ben note ai tempi dei bilanci. Il tutto, va ricordato, in un contesto che non ha minimamente favorito i tedeschi: gli impegni sottoscritti in sede ministeriale nel 2014, da parte delle istituzioni, sin qui lettera morta. Il cambio di passo dunque ora, per dare segno di quella strategicità del sito di Terni e del settore della siderurgia, è indispensabile. I sindacati a faranno la loro parte solo a rinnovo della Rsu, legittimata da democratiche elezioni; quella attuale è scaduta da due anni. Gli approfondimenti delle sigle metalmeccaniche sul piano industriale sono perciò rinviati più o meno alla prossima estate.

Uilm Intanto dalla Uilm, il segretario territoriale Simone Lucchetti, a margine della riunione del Consiglio provinciale avverte: «L’Accordo di Programma è la priorità, il governo convochi subito il tavolo per la pianificazione e la realizzazione degli interventi a sostegno del complesso piano di rilancio di Acciai Speciali Terni. Non possiamo perdere tempo per l’avvio degli investimenti che consentiranno al sito ternano di poter competere in Europa con gli altri produttori di acciaio inox e creare centinaia di posti di lavoro per tanti giovani del territorio. Dopo anni di incertezza sul destino di Ast – prosegue Lucchetti – oggi abbiamo una proprietà che ha dichiarato di voler investire un miliardo di euro purché si creino le condizioni per realizzare e rendere esigibile il piano industriale con impegni precisi e vincolanti da parte delle amministrazioni interessate. È una grande occasione che non possiamo farci sfuggire a fronte del rischio di eventuali lungaggini burocratiche richieste per la realizzazione degli ampi interventi infrastrutturali, ambientali ed energetici. Riteniamo che anche il sindacato debba essere parte attiva in questo progetto di rilancio come ha auspicato lo stesso Giovanni Arvedi in occasione della presentazione del piano industriale lo scorso primo aprile. Prima si realizza l’Accordo di Programma e prima si apre la discussione di dettaglio per avere certezze su investimenti, assetti impiantistici, livelli  occupazionali, tutela dell’ambiente e aspetti contrattuali da rinnovare. Ci attendiamo, nel più breve tempo possibile, la convocazione del ministero dello Sviluppo Economico».

Fim Fa eco la Fim, dalla segreteria nazionale del sindacato a parlare è Roberto Benaglia: «Il piano industriale presentato una settimana fa dal gruppo Arvedi per le acciaierie di Terni, recentemente acquisite, costituisce uno dei principali elementi di rilancio della siderurgia italiana che ha bisogno di essere accompagnato da un accordo di programma importante ed efficace che sostenga lo sviluppo del polo siderurgico ternano. È rilevante non solo lo sforzo finanziario di 1 miliardo di investimenti che Arvedi metterà in campo nel sito, ma soprattutto la scelta, apprezzata dal sindacato, di potenziare le capacità produttive e di innovare con le migliori tecnologie la produzione, con effetti positivi sull’occupazione. Ora serve accelerare il percorso per definire al Mise, l’accordo di programma da tempo ipotizzato attorno a questa importante industria: l’adozione di sistemi di energie rinnovabili e dell’idrogeno, la sostenibilità ambientale delle produzioni e la modernizzazione delle infrastrutture, sono tutti elementi indispensabili per la competitività dell’Ast di Terni. Aspetti che devono essere messi al centro delle scelte di politica industriale del governo e degli enti locali. Per questo sollecitiamo un rapido avvio dell’iter dell’accordo di programma in questione, decisivo per realizzare il salto di qualità che il sindacato ha da tempo chiesto sull’acciaieria e che ora è alla portata. La vicenda di Terni ci fa toccare con mano come si può creare sviluppo industriale su un settore strategico come la siderurgia in Italia. Ora tocca al Mise e alle istituzioni dimostrare insieme alle parti sociali che si può fare bene e presto buoni progetti di politica industriale a sostegno. È una occasione da non sprecare».

 

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