martedì 7 aprile - Aggiornato alle 19:27

Perugina, stallo nella trattativa: aperto altro tavolo al Mise ma si guarda a Ginevra

Bellanova riconvoca tutti il 18 gennaio ma a fine mese Nestlè svela i piani sul cioccolato in Europa. Marini: «Dicano cosa vogliono fare di San Sisto»

Il tavolo al Mise con Bellanova accanto a Marini e Romizi

di Ivano Porfiri

C’è una data, 18 gennaio, in cui il tavolo ministeriale su Perugina tornerà a riunirsi per fare il punto. Ma ce ne sono due forse molto più importanti per capire le sorti future dello stabilimento di San Sisto: il 22 novembre quando i sindacati incontreranno a Milano Nestlè Italia per parlare del piano di ristrutturazione e soprattutto il 27-28, quando a Ginevra si terrà la riunione annuale del Cae, il comitato aziendale europeo, in cui verrà svelata la strategia per i vari settori, tra cui il cioccolato, a livello continentale.

TAVOLO AL MISE: LA DIRETTA
ECCO IL PIANO PER SNELLIRE GLI ESUBERI

Trattativa in stallo Nel frattempo, l’ultima riunione del tavolo al ministero dello Sviluppo economico ha visto una trattativa in fase di stallo. Meno di due ore in un clima piuttosto teso tra le parti: la viceministra Bellanova ha aperto chiedendo di fare il punto del confronto, che in questi due mesi è proseguito a livello territoriale. Ma il dato di fatto è che, dopo l’incoraggiante ripresa del dialogo (coi sindacati che hanno sospeso lo stato di agitazione e l’azienda congelato le offerte di ricollocazione esterna ai lavoratori considerati in esubero) niente si è mosso di concreto. Ognuno, dunque, ha ribadito le proprie posizioni.

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Muro contro muro Nestlè, per voce del direttore delle relazioni industriali, Gianluigi Toia, ha ribadito l’applicazione del piano di investimenti da 60 milioni e le prospettive del nuovo piano marketing con risorse per promuovere i prodotti Perugina. Tuttavia, non ha fatto alcun passo indietro sulla visione di una fabbrica da 600 addetti. «Inutile girarci attorno – è il ragionamento fatto – destagionalizzare la produzione di cioccolato è difficilissimo». Anche aumentando i volumi produttivi con un export del Bacio in crescita, per Toia, si aumenterebbe il fabbisogno di ore lavorate, ma non si andrebbe a incidere in maniera significativa sul numero degli addetti in pianta stabile. Da punto di vista di Rsu e i sindacati, presenti con i vertici nazionali e territoriali di categoria, Nestlè finge di collaborare ma sostanzialmente fa melina. «Abbiamo rivendicato – spiegano – l’implementazione del piano industriale, contestando l’idea, ribadita dall’azienda, che tutto si misuri sulla compatibilità dei costi». Quindi un’accusa, nemmeno troppo velata, a Nestlè di non muovere nessun passo nella direzione di ridurre i 364 esuberi.

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Tavolo tecnico In mezzo stanno le istituzioni, da governo alla Regione al Comune. «Durante il confronto – spiegano i sindacati – è stata formalizzata una proposta del Mise, della presidente Marini e del sindaco Romizi, per avviare un confronto diretto con il Board della Nestlè per l’implementazione del piano industriale, anche attraverso investimenti pubblici su ricerca, innovazione, logistica. Come federazioni sindacali abbiamo apprezzato tale proposta». Questo si tradurrà in un nuovo tavolo tecnico – il terzo in campo, oltre quello del Mise e quello in Confindustria – con le parti riunite a Roma per quagliare un possibile accordo poi da formalizzare il 18 gennaio.

«Nestlè dica cosa farà di San Sisto» Da parte delle istituzioni, intanto, è stata riconfermata la piena disponibilità a supportare, con tutti gli strumenti disponibili, programmi e progetti che possono sostenere il consolidamento e le iniziative di investimento per lo stabilimento di San Sisto. Si pensa, in particolare, agli strumenti di sostegno all’innovazione di processo e di prodotto adoperati in altre crisi industriali (in Umbria per la ex Merloni, ad esempio). La presidente Marini, però, ha voluto anche lanciare un forte appello a Nestlè perché faccia  «chiarezza rispetto alle strategie aziendali e al ruolo della fabbrica di Perugia. Si tratta – ha aggiunto la presidente – di trovare il punto di incontro per contemperare le esigenze aziendali con la salvaguardia dei livelli occupazionali». Il sindaco Romizi, da parte sua, ha sottolineato che «poter contare su risorse pubbliche, dello Stato e della Regione Umbria, a sostegno degli investimenti, rappresenta un elemento importante per consentire alla fabbrica di Perugia di essere più competitiva».

 

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